CIOCCHETTI VUOLE L’AMMUCCHIATA

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La Campagna elettorale è davvero iniziata, e a destra da un bel pezzo: Alemanno si dà un gran da fare, anche a suon di sondaggi, sin dai tempi dei faraonici Stati Generali di Roma l'anno scorso. Ma alle elezioni del 2013, a quanto pare, si comincia a pensare anche al centro se vanno prese seriamente le affermazioni, delle quali non dubitiamo, di Luciano Ciocchetti vice presidente della Regione Lazio, dell'Udc.

E' anche vero che la credibilità di questo esponente politico è suffragata dalle scelte sue e del suo partito che portarono alla vittoria dell'Udc (in teoria partito disciolto dal suo leader prima delle amministrative), quando ancora qualche settimana prima delle regionali ci si chiedeva ansiosamente anche a sinistra: ma che farà il partito di Casini? Mentre Luciano aveva scelto da un bel pezzo, dopo aver convinto qualcuno dei suoi, da che parte stare, facendo conquistare la Regione alla destra il 5% dei voti Udc e meritandosi la vice presidenza della Regione. Evidentemente forte di questa sua esperienza di abile manovratore, ieri Ciocchetti è uscito allo scoperto nel corso di un evento al Tempio di Adriano facendo sapere ad una qualificatissima platea che in questi quattro anni di governo della città, «Alemanno ha continuato sulla strada delle precedenti giunte di centrosinistra: non ha cambiato nulla del Piano regolatore approvato da Veltroni, né ha avviato investimenti importanti e strategici sul fronte delle infrastrutture e della viabilità. C'é stata una gestione di sostanziale continuità rispetto al passato, una gestione che quindi non riteniamo sufficiente». Critica che in qualche modo giustifica l'attuale opposizione dei consiglieri Udc in Aula Giulio Cesare, ma Ciocchetti, al quale le ambizioni non mancano, si spinge oltre parlando anche di Zingaretti e con un sapiente gioco di equilibri afferma che l'elezione dell'attuale Presidente della Provincia a sindaco di Roma «sarebbe insufficiente, sarebbe come tornare indietro, mentre Roma ha bisogno di mettere insieme forze nuove e positive, anche provenienti dalla società civile». Il che secondo lui significa costruire una «grande coalizione» che alle prossime elezioni comunali «si ritrovi attorno ad un progetto di rilancio e di sviluppo della città». Una sorta di 'grosse coalition' alla tedesca, ma in salsa de noantri. Questa geniale pensata eviterebbe uno scontro diretto ed esclusivo fra Alemanno e Zingaretti e spezzerebbe «una logica di continuità che da 20 anni ha portato questa città a non risolvere mai i suoi problemi atavici». Per questo l'Udc (tutta?) di Roma sarebbe orientata a costruire una coalizione che «potrebbe coinvolgere anche (si badi bene:"anche", ndr) il Pdl e Pd».

Certo, ammette Ciocchetti, attualmente «non c'è nessuna prefigurazione, né accordo, né candidato», ma in questo ragionamento sembra implicita la candidatura di un moderato possibilmente del Terzo Polo. Purtroppo (per lui) l'esito delle recenti elezioni amministrative e le ultime sconsolate dichiarazioni di Casini non sembrano offrire un grande spazio a tale ipotesi. Porsi come ago della bilancia in una situazione dove prevalgono le spinte dell'antipolitica e la resurrezione delle estreme, non sembra offrire grande spazio a consociativismi d'antan, quando i cattolici si identificavano in un partito (e che partito), la Dc, che nessuno vuole, o più propriamente è in grado di rifondare. Se poi lo scontro tra Zingaretti e Alemanno dovrà avvenire lo decideranno i tempi (piuttosto lunghi a dire il vero) del partito Democratico, anche se pulluleranno, ne siamo convinti, le liste civiche. Per ora ad aver infilato l'elmetto della prima linea c è solo il nostro sindaco.

Giuliano Longo