Pranzo Monti-Berlusconi: nel menù le tensioni in maggioranza

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Si tiene alle 13,30 a Palazzo Chigi la “colazione di lavoro allargata” tra Mario Monti, Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e Gianni Letta. L'appuntamento è stato fissato dopo che era stata annullata un'altra colazione di lavoro tra Monti e Berlusconi che si sarebbe dovuta tenere lo scorso 19 aprile. In quella occasione un comunicato dello staff dell'ex presidente del Consiglio precisava che la scelta s'inquadrava nella decisione di Berlusconi di “non alimentare polemiche ed evitare o prevenire insinuazioni malevole su questioni inerenti le frequenze televisive” (il beauty contest).

Ieri Alfano ha teso a smorzare le attese sul risultato dell'incontro. Ha per esempio smentito categoricamente la possibilità che dopo i ballottaggi delle elezioni amministrative possa esserci un rimpasto dell'esecutivo che preveda l'ingresso di ministri politici: “Abbiamo deciso fin dall'inizio di non contribuire alla formazione del governo con nostri uomini”.

Alfano preferisce parlare di conferma di un “leale sostegno a Monti”. Ma le indiscrezioni sulla vigilia della colazione di lavoro accreditano l'ipotesi che da Berlusconi e dal segretario del Pdl verrà la ferma richiesta di bloccare qualsiasi idea di nuove tassazioni, a iniziare da una eventuale patrimoniale. Quindi niente cambiali in bianco sull'economia, mentre Berlusconi insisterà nel chiedere che il governo prema affinchè proceda l'iter della riforma costituzionale che prevede tra l'altro riduzione dei parlamentari, nuovo ruolo per il Senato e piu' poteri al premier.

Nel Pdl c'è inoltre tensione sulle scelte da compiere nell'immediato e sull'opportunità dell'incontro di oggi tra Monti, Berlusconi e Alfano. Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa e tra i coordinatori del partito, spiega il suo dissenso: “Se fossi stato io presidente o segretario del partito, non avrei incontrato il presidente del Consiglio a quarantott'ore dai ballottaggi, non sarei andato a fustigarmi facendo vedere che stiamo tutti assieme quando il 75% per cento dei nostri elettori non è d' accordo con questo governo”. Anche l'ex ministro Altero Matteoli è su questa posizione: “Non sarei andato a Palazzo Ghigi”.

Fa discutere nel Pdl la forte flessione nelle elezioni amministrative, attribuita da alcuni all'uscita di scena di Berlusconi e da altri all'appiattimento nei confronti del governo Monti che avrebbe varato provvedimenti come l' Imu invisi alla base sociale del partito. Non si tratta solo del riemergere di antiche differenze tra la componente ex Forza Italia e quella ex Alleanza nazionale. Berlusconi sarebbe il piu' convinto nel proporre una “federazione dei moderati” utile a tessere il dialogo con Pier Ferdinando Casini, che intanto ha di fatto sciolto il Terzo polo, e Luca Cordero di Montezemolo e con qualche attuale ministro come Corrado Passera. L'ipotesi della federazione sarebbe per Berlusconi una risposta positiva anche a chi, come il senatore Beppe Pisanu, ha auspicato il superamento del Pdl per rinnovare l'alleanza dei moderati in vista delle elezioni del 2013.

Nel Pdl c'è poi chi preferirebbe staccare subito la spina al governo tentando di recuperare l'alleanza con la Lega Nord.Non è di questo parere Berlusconi che, pur criticando alcune scelte dell'esecutivo, ha fin qui sostenuto l'esigenza di non aggravare la situazione di ingovernabilità della crisi economica. La nascita di una possibile “federazione dei moderati”, avrebbe spiegato l' ex presidente del Consiglio ai vertici del Pdl, ha bisogno di tempo per prendere forma.

Nella colazione di oggi sembra inevitabile che si parli pure di legge elettorale (il presidente Giorgio Napolitano preme per una riforma in tempi brevi) e di giustizia. Sulla prima questione il Pdl si orienterebbe a qualche modifica del cosiddetto “porcellum”. Tra queste, l'inserimento della preferenza a disposizione dell'elettore per il 70% degli eletti riservando ai partiti un 30% di candidati da eleggere su lista bloccata. Sulla seconda, il Pdl chiede rassicurazioni sul fatto che il ddl anticorruzione in discussione alla Camera non diventi uno strumento di propaganda giustizialista.

Ieri a Montecitorio il Pd ha denunciato l'ostruzionismo del Pdl in commissione Giustizia dove si discuteva il ddl anticorruzione e insieme all'Idv ha puntato l' indice contro il partito di Berlusconi che non vorrebbe il ripristino del reato di falso in bilancio. La situazione potrebbe sbloccarsi domani, quando in commissione Giustizia sarà presente il guardasigilli Paola Severino.

Alfano rassicura sul destino del ddl anticorruzione: “La data di discussione in Aula è stata fissata e credo che sarà rispettata. Noi saremo presenti con le nostre idee e i nostri emendamenti tenendo conto che quello è un disegno di legge a mia firma”. Fu infatti licenziato, nella prima versione, da un Consiglio dei ministri tenutosi nel 2010. (asca)