«Con i referendum Roma cambierà»

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Traffico e mobilità, ambiente, diritti e trasparenza della politica. Sono questi i temi degli otto referendum consultivi che il comitato "RomaSiMuove" (www.romasimuove.it) ha depositato e sui quali, se si raggiungeranno le cinquantamila firme necessarie, i romani saranno chiamati ad esprimersi già nella prossima tornata elettorale della primavere 2013. L'iniziativa della quale sono promotori il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini, il segretario dei Verdi Angelo Bonelli e l'ex assessore alla cultura della giunta Alemanno Umberto Croppi, ha come obiettivo la mobilitazione dei cittadini su questioni caldissime della capitale che finora hanno trovato scarsa o nessuna risposta nei palazzi della politica. «Quello che noi vogliamo è imporre all'agenda della politica romana delle soluzioni concrete ai problemi della città piuttosto che unirci al totocandidato sindaco» spiega Mario Staderini.

Cosa non va nella mobilità della capitale e come intendete intervenire?
A Roma, in attesa della realizzazione delle nuove linee della metropolitana, si è deciso di non fare praticamente nulla su questo tema. Si pensi solo che l'ultima opera significativa è stato il tram 8 fatto prima del Giubileo. Noi ci siamo detti che non possiamo aspettare che vengano completate le stazioni delle metropolitane, anche perché anche quel piano è fallito: la D non si farà, la C chissà quando sarà completata e se arriverà almeno fino al Colosseo, la metro B1 nasce monca perché non garantirà sufficienti corse. Col referendum offriamo la possibilità che si adottino provvedimenti che migliorino da subito la vita dei cittadini attraverso la riduzione del traffico privato e dell'incremento trasporto pubblico e del car sharing. Per farlo abbiamo individuato tre strade: liberare il centro storico, che è un nodo essenziale della mobilità, dal traffico privato, garantendo in questo modo tempi certi ai mezzi pubblici e al car sharing, che potrebbe avvalersi di 2000 auto entro il 2015 e di 6000 entro il 2018 contro le attuali 110.

I costi?
Bassissimi. Il servizio si ripaga da solo al 50%. Il resto potrebbe venire da sponsorizzazioni e da un piccolo intervento del Comune. Puntiamo poi sulla Tramvia TVA (Termini, Vaticano, Aurelia), che è un progetto del 1997 praticamente già pronto che nessuno ha avuto il coraggio di attuare, e su quella Saxa Rubra-Cinecittà. Nella zona che circonda il centro storico a ztl si alleggerisce la pressione disincentivando la lunga sosta a pagamento per i non residenti e intervenendo massicciamente con il car sharing.

Le periferie?
Priorità al potenziamento del trasporto pubblico sulle grandi direttrici, bus di quartiere e reti ciclabili. Inoltre la metropolitana dovrebbe chiudere all'1:30 anziché alle 23:30.

E per quanto riguarda il trasporto ferroviario metropolitano che interessa centinaia di migliaia di pendolari?
Vogliamo che diventino il più possibile simili alle linee metropolitane. In questo senso abbiamo previsto l'adeguamento della tecnologia ai più elevati standard europei, la separazione degli itinerari tra treni a lunga provenienza, treni metropolitani e treni merci, la sostituzione dei treni con convogli di caratteristiche simili alle metropolitane, l'adeguamento delle stazioni con banchine a livello delle carrozze, e la realizzazione dei nodi di interscambio.

Il quarto quesito referendario riguarda il mare libero e la navigazione del Tevere. Cosa proponete?
Solo a Roma accade che il mare non sia visibile. E' un continuo di muri di cemento e costruzioni prefabbricate. Noi chiediamo che gli stabilimenti garantiscano il 50% di visibilità del mare, l'introduzione di strutture rimovibili e l'accesso libero alla battigia: è intollerabile che per arrivare sulla spiaggia sia necessario pagare. A questo si aggiunge il discorso della navigabilità del Tevere. Che non è un sogno a occhi aperti. Nel 2015 sarà infatti vincolante una direttiva europea sulla purezza dell'acqua dei fiumi rispetto alla quale Acea dovrà investire del denaro sui depuratori di Roma nord e Roma sud, sfruttando questa occasione per purificare l'acqua, recuperando così la funzione ambientale e storica del Tevere, che potrà tornare navigabile.

Famiglie di fatto e testamento biologico.
Con il referendum si chiede che il Comune offra ai cittadini dei servizi anche per quelle che sono le loro scelte di vita. Su questi due temi, che non sono etici ma di natura sociale, c'è una resistenza nella classe politica cittadina. L'obiettivo è superarla facendo sì che gli elettori si pronuncino direttamente, esprimendosi, ad esempio, sulla possibilità per ognuno di manifestare la propria volontà sul fine vita in forma scritta e gratuitamente e non pagando per ottenere lo stesso servizio da un notaio come accade adesso. Sulle famiglie di fatto, è indubbio il valore politico e simbolico che la Capitale potrebbe indicare al resto del paese, di riconoscere finalmente forme familiari che attualmente è come se non esistessero. Ma anche dal punto di vista pratico ci sarebbero delle ricadute per chi di queste famiglie fa parte su casa, sanità, servizi sociali, formazione, scuola e partecipazione fra le altre cose. Il principio, in entrambi i casi, è che l'Amministrazione riconosca la libertà di scelta del cittadino.

I referendum si occupano anche di un tema molto sentito ultimamente: la trasparenza della politica.
L'obiettivo dei quesiti è avere meno partitocrazia, riducendo i costi e aumentando la trasparenza.

Come?
Un esempio su tutti: azzerare i consigli di amministrazione delle municipalizzate, che sono luoghi si spartizione del potere e non hanno impedito le varie parentopoli. Pochi mesi fa il Comune di Roma, maggioranza e opposizione d'accordo, hanno aumentato il capitale sociale di alcune società per arrivare a nominare cinque consiglieri di amministrazione anziché tre. Noi con il referendum chiediamo una cosa semplice: un amministratore unico per ogni municipalizzata. Questo comporterebbe da subito il risparmio di 4, 6 milioni. Inoltre vogliamo che si arrivi all'open data: pubblicizzare tutte le informazioni in possesso dell'amministrazione e delle sue municipalizzate in modo che il cittadino possa giudicare e nel caso intervenire, segnalare sprechi o criticità in prima persona. Altro nodo cruciale sono gli appalti: chiediamo che vi sia l'obbligo sugli appalti di pubblicare fase per fase i vari atti dell'assegnazione degli appalti, le modifiche dell'oggetto dei contratti e l'assegnazione di qualsiasi contratto a terzi. Si consentirà un controllo sulle assegnazione e soprattutto degli aumenti dei costi in corso d'opera che hanno distrutto le casse del Comune.

Ma in caso di vittoria pensa davvero che l'Amministrazione darà seguito ai referendum?
I referendum coincideranno con le elezioni amministrative e questo fatto costringerà i candidati sindaci a confrontarsi sui contenuti dei quesiti e metterà il prossimo primo cittadino della capitale, chiunque esso sia, a davanti alle indicazioni della cittadinanza romana. Il problema vero ora è portare i referendum al voto, prima raccogliendo e poi autenticando le firme. E in questo senso voglio fare appello da una parte alle persone di buona volontà che vogliono rendersi disponibili nella raccolta e dall'altra a consiglieri comunali, provinciali, presidenti e vicepresidenti dei consigli municipali e funzionari di Comune e Provincia di offrirsi come autenticatori.

Rispetto ai temi del referendum come valuta l'azione dell'attuale sindaco?
L'errore più grave di Alemanno è stato non comprendere che il problema principale della città è la mobilità e non fare nulla per risolverlo. Inoltre non ha gestito la questione rifiuti e non ha rotto i sistemi di poteri interni alle municipalizzate che incidono sui costi della politica. Infine mi lasci dire due parole sulla sua partecipazione con la fascia tricolore al corteo contro l'aborto. Premesso che il sindaco si lascia spesso coinvolgere nelle cose senza troppo riflettere, prendere parte a quell'iniziativa è stato un fatto estremamente grave. Ha messo formalmente la città contro migliaia di romane che da quella manifestazione sono state considerate delle assassine per il semplice fatto di aver governato una tragedia come quella dell'aborto attraverso la legge 194.
        

Christian Poccia