L’inutile teoria delle ordinanze

0
24

Dopo la sospensiva per il Bando dei campi scuola, la sospensiva per il Bando per le tossicodipendenze, ieri il Tar sospende anche l’ordinanza di proroga antialcool promossa dal Campidoglio. Se a queste tre sospensive si aggiunge la revoca da parte del Comune del bando per le refezioni scolastiche, un affaruccio di 400 milioni solo per le scuole, c'è da chiedersi se tutti i più recenti atti amministrativi di questa Giunta siano segnati da una sfiga implacabile o se si debba dubitare della sua capacità a gestire la cosa pubblica e le sue procedure.

Il consigliere del Pd Athos De Luca faceva osservare ieri che lo strumento dell’ordinanza è molto importante per un Sindaco «se adottata avendone verificato l’efficacia e le risorse umane, per la sua applicazione» altrimenti, se usata in modo strumentale e propagandistico, come ha fatto Alemanno «diventa un boomerang e si trasforma in un insuccesso nella sua applicazione». Eppure sorge il sospetto che ad Alemanno la stessa parola “ordinanza" suoni bene: una parola piena, metallica, ma anche minacciosa, foriera di punizioni per i reprobi. Semanticamente il termine "ordinanza" evoca il potere implacabile, la capacità di decisione forte ed irrevocabile, quasi muscolare. Così in questi quattro anni Gianni ci ha inondato di ordinanze. Ricorderete quella sui lavavetri, e poi quella sul commercio ambulante abusivo, per non parlare di quelle di sgombero dei campi rom e contro la prostituzione di strada. Tante ordinanze e pochi risultati, ma intanto i giornali ne parlavano e davano la sensazione ai cittadini, che Lui vegliasse attento su di loro, sulla loro sicurezza, il loro benessere sulla loro quotianità. Gianni è con voi, fidatevi, Lui vede e provvede. Intanto il tribunale amministrativo, composto evidentemente da grigi e vendicativi bolscevichi, bocciava, riboccava e bocciava ancora. Ricorderete anche i tonfi sulle quote rosa, sui i cortei al centro, sull'antirovistaggio nei cassonetti. Tutte ordinanze che suonano come le grida Manzoniane con le quali il viceré spagnolo affliggeva la Milano del 600, ma che restavano inapplicate, carta sprecata quando non oggetto di beffa. Probabilmente, ci dice ancora De Luca, si poteva intervenire con altri mezzi e nel caso dell'anti alcool con il semplice impiego delle forze dell’ordine e dei vigili urbani, ma Alemanno «riesce a tramutare in urgenza ogni minimo evento nella capitale, emanando ordinanze e delegando ad altri le proprie responsabilità, come la discarica, l’evento neve e il decoro urbano».

Cari oppositori, ma non lo sapete che 'the show must go on', che lo spettacolo del decisionismo tout court ce lo dovremo sorbire almeno per un anno? Certo, il rischio che qualcuno scopra che sotto il vestito del sindaco non c'è niente, oltre ai proclami, è grande. Allora potrebbe accadere che il consenso di Alemanno scivoli dal 52 al 32%; soglia orribile già indicata da altri sondaggi che non siano quelli di una agenzia di stampa ieri, o di una radio locale domani. Cè poi un problema di incompetenza giuridica del vertice di questa amministrazione, così attenta invece alle spartizioni o ai favori clientelari come nel caso di parentopoli. Una incompetenza alla quale si intende sopperire con l'ostentazione di un potere assoluto, che si rivela poi come un gigante dai piedi di argilla. Alemanno in questi giorni gira per i negozi con un taccuino e paternamente segna, scrive, raccoglie, interpreta angosce, disagi, proteste e, naturalmente promette, tutto a tutti. Non ha imparato la lezione del 'ghe pensi mi' di berlusconiana memoria che ci ha portato al punto in cui siamo, figuriamoci se può funzionare meglio quello 'de noantri' targato Gianni Alemanno.

Giuliano Longo