Il grido di Gianni: «Spacca tutto»

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Eccolo il sindaco di Roma che già in campagna elettorale fiuta sangue e, affascinato dal grande successo elettorale del movimento di Grillo, non sta più nella pelle. Rivolto al neosindaco di Parma del Movimento Cinque Stelle Federico Pizzarotti, ieri al Tg de La7 così lo incitava: «Spacca tutto, in bocca al lupo». Beccandosi la scontata risposta di una persona evidentemente più responsabile: «Spacca tutto non mi sembra appropriato, piuttosto cambio tutto».

Con questo spirito equilibrato Gianni Alemanno, che vanta il 52% dei consensi dai sondaggi, si appresta a farsi rieleggere sindaco di Roma, ma quell’incitamento, «spacca tutto», senza entrare nella complessità della psiche di Alemanno, è anche significativo di uno stato mentale che parrebbe di disperazione se il sindaco non godesse di tanto consenso virtuale da parte dei cittadini di Roma. Vi sono poi le ragioni profonde di questo improvviso innamoramento per “l’antipolitica” grillina che stanno nella cultura di destra, dal dopoguerra dell’Uomo Qualunque in poi. Una sorta di tardiva revanche nei confronti del sistema democratico che nella sua “forma partito” va decomponendosi sotto i nostri occhi. Un richiamo al ribellismo fascista anti istituzionale degli anni ’20 del secolo scorso. Radici negate dal sindaco ma che, sotto all’abito scuro e alla frequentazione dei poteri forti, allignano ancora. «Spacca tutto» si addice poi più ai casseurs delle banlieu francesi o agli incendiari dei sobborghi londinesi che non a un politico di razza e di carriera che della politica di destra, anche della più estrema, ha fatto il suo pane quotidiano sin da quando aveva i pantaloni corti o quasi.

Il sindaco par non comprendere, o forse lo comprende benissimo, che lui stesso è un “vecchio arnese” di questa politica che i Grillini contestano con evidente successo. Ora succede che, al di là degli incitamenti inappropriati e non graditi, Alemanno teme veramente che lo sconvolgimento dei tradizionali equilibri politici sotterri anche lui. Con un Pdl in liquefazione che forse otterrà l’estrema unzione in questi giorni per mano dello stesso Silvio, con la componente ex aennina litigiosa e allo sbando addirittura in aree tradizionalmente di destra quali il Reatino, il partito di Fini che si regge sull’immagine del Presidente della Camera, un congresso laziale del Pdl che forse non si terrà mai e l’esaurimento nell’insignificanza della cosiddetta “componente alemanniana”, tira una brutta aria anche per Lui. Nemmeno i sondaggi più raffinati e costosi pare riescano a cogliere questa crisi, che è anche di costume e di pensieri, in tutta la sua complessità soprattutto qui a Roma. Un intreccio fra malumore e disperazione, ormai alimentato, dalle periferie al centro, da un senso di disgusto per la politica e il potere corrotto.

Di questo nervosismo che serpeggia a destra, e non solo ovviamente, filtra anche l’angoscia di Gianni Alemanno che si affretta a convocare per dopodomani la sua associazione di associazioni, quella “ReteAttiva x Roma”, lanciata appena qualche settimana fa. Un’assemblea di Idee, si scrive nel richiamo alle armi, che suona più come una chiamata al fronte di chi sente il nemico alle porte. Sarà capace il nostro sindaco, nella elegante sede del Residence di Ripetta, fra gli aderenti a quell’associazione che rappresentano l’establishment del potere capitolino di questi anni, di lanciare il grido «spacchiamo tutto»? E venisse pure accolto questo nobile appello, cosa c’è ancora da spaccare nella città di parentopoli, dei punti verdi, dell’emergenza abitativa irrisolta, delle tasse e delle urgenti privatizzazioni, dei consiglieri e dei funzionari inquisiti ecc. ecc. ecc… Ripetiamo, cosa resta ancora da spaccare dopo quattro anni di governo della destra alemanniana?

Giuliano Longo