Alemanno lancia la “campagna verità”

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Sull’Acea Alemanno intende ormai giocare tutta la sua credibilità ed ingaggia un braccio di ferro con l’opposizione anche a colpi di spot sul suo blog ufficiale. Dopo aver garantito che non si sta privatizzando l’acqua di Roma che resterà sempre pubblica come garantito dalla Costituzione, assicura che si sta «privatizzando un pezzo dell’idraulico di Roma e questo pezzo che noi privatizziamo non farà perdere al Comune il controllo strategico di Acea». Dove per idraulico, a scanso di equivoci, devono ovviamente intendersi le infrastrutture e la loro gestione. Infatti subito dopo il sindaco chiarisce che «Acea è l’idraulico di Roma, (è) colui che gestisce le decisioni dei sindaci, quello che cerca di far funzionare al meglio il sistema basandosi su tariffe decise dall’Ato».

Detto questo sottolinea che già oggi ci sono quote azionarie in mano a privati «ma nessuno che è già socio può acquistare ulteriori azioni Acea», mentre il 30%, che resterebbe al Comune, è di per sé «una quota di garanzia nel controllo strategico della società». Insomma, secondo il sindaco con il 30% si finisce per controllare tutto l’ambaradan, sempre che il restante 70% dei futuri azionisti privati non la pensi in blocco differentemente. Per Alemanno è una legge del Governo Monti che «impone alla municipalizzate di scendere sotto la maggioranza a rischio di gravi penalità». Ma cosa vuol fare Alemanno con i 170 milioni circa della vendita di quelle quote? Li investirà in manutenzione della città, in nuovi servizi alla popolazione, strade, ponti e metropolitane, anche se a quanto ci risulta, l’intero ammontare servirebbe solo a coprire in parte il baratro della metro C. Con questo spot Alemanno lancia così la sua «campagna di verità» contro i 166.000 emendamenti dell’opposizione studiati «per bloccare Roma». Inevitabile, ma questa volta senza spot, la reazione della opposizione. Per Alfredo Ferrari (Pd), vicepresidente della Commissione Bilancio, Alemanno si ricorda che la città rischia di paralizzarsi «solo a sei mesi dall’apertura della campagna elettorale e cerca di convincere i romani che Acea si deve vendere ammettendo solo ora le criticità di Roma».

Quindi sarebbe meglio che il sindaco anziché svendere le quote «si prodigasse per ottenere dal Governo i correttivi necessari al secondo decreto per Roma Capitale» «fra cui la maggiore elasticità del patto di stabilità». Il capo gruppo del Pd Umberto Marroni rivolge invece un appello alla maggioranza perché fermi il sindaco «che rischia di coprirsi di ridicolo con iniziative di propaganda su un tema così delicato…». Oggi infatti Alemanno sta «esponendo nei mercati il primo player italiano dell’acqua con iniziative non degne del suo ruolo». La delibera 32 è un atto illegittimo, ribadisce, «che in sei righe punta a svendere Acea a prezzo di saldo con procedure oscure che entrano in contrasto con il Testo unico degli enti locali». Inoltre per Marroni non esistono obblighi di legge, come ammesso anche dallo stesso sindaco, mentre la cessione del 21% delle quote, con un titolo intorno ai 4 euro, farebbe entrare nelle casse del comune poco più di 170 milioni rispetto a un’azienda che ha un fatturato di 3,5 miliardi l’anno e che dal 2000 al 2011 ha prodotto utili per il Comune per un ammontare di circa 450 milioni». Il capogruppo del Pd chiede quindi al presidente dell’Assemblea Pomarici e al capogruppo del Pdl Gramazio di aprire un tavolo di confronto in Consiglio «unico organismo legittimato a deliberare su queste materie».

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