Il sindaco, i grillini e i sondaggi un po\’ così

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Dilaga ormai una manifesta soddisfazione per il disfacimento del sistema politico, confermato anche dal recente voto amministrativo. Tanto che con il Pdl al lumicino, l'unico vero competitor di una sinistra che mantiene faticosamente le sue posizioni è il solo Beppe Grillo, leader indiscusso e indiscutibile del Movimento 5 Stelle. Per cui molti di quelli che sino a ieri sulla stampa si sbrodolavano servilmente e si spellavano le mani per ogni minchiata del Cavaliere, oggi vedono nell'irsuto comico genovese il faro di un luminoso futuro e la rinascita dell'Italietta di “borghesi piccoli piccoli” incattiviti dalla crisi, ma tanto, tanto “young style” e fuori degli schemi (quando non di testa). E poi pare proprio che Berlusconi, lo sappiamo per certo, non abbia proprio più intenzione di cacciare una lira per le varie fazioni del Pdl in dissolvimento, lasciando poca trippa per i gatti che sino a ieri lo veneravano.

Anche a Roma l'innamoramento per il movimento grillino, che nasce dal web (che figata), cresce al punto che un giovanile Alemanno invitava lunedì il neo Sindaco di Parma, grillino appunto, a spaccare tutto in nome di un cambiamento che il primo cittadino della capitale è invece ben lontano dall'incarnare, nemmeno truccato da rapper. In fondo Gianni ha fiuto: questa volta più per i successi altrui che per i propri, anche se un recente sondaggio, fonte di infinite quanto vane polemiche, lo dà al 52% dei consensi. A dar retta ai sondaggi si rischia di perdere il bandolo della matassa politica, ma soprattutto di assecondare la propaganda di questo o di quello che vorremmo limitata al periodo di campagna elettorale, giusto per non alimentare il pubblico disgusto imperante per la politica.

Eppure già si diffonde l'entusiasmo per quel 15% di consensi accreditato ai Grillini se si votasse oggi. Una nemesi di popolo, una vendetta nei confronti di chi non riesce più a rappresentare politicamente la società. Ci riferiamo ad un dato recente, successivo al sondaggio tanto apprezzato dal sindaco, secondo il quale il movimento del comico genovese arrivava 'solo' al 10%. Se dunque la guerra elettorale dei sondaggi è già iniziata, il primo a scendere in campo è stato proprio Gianni Alemanno che già nel 2010 ingaggiò fra le fila dei suoi 'comunicatori' quel Luigi Crespi vero e proprio mago delle rilevazioni d'opinione sin dai tempi del primo Berlusconi, che lo liquidò senza tanti complimenti. Certo, non è detto che Alemanno debba perdere a tutti i costi come vorrebbero i suoi oppositori, non solo di sinistra, che preferiscono masturbarsi sui sondaggi anziché farsi vedere nei territori, quanto meno per ascoltare la gente.

Ma nell'ultima rilevazione IPR ci è parso di rilevare anche una significativa anomalia. Infatti il centrodestra comprensivo di Pdl, La Destra (Storace), Città Nuove (Polverini) e altre liste di destra, raggiungerebbe sì e no il 35% dei suffragi contro il 43% del centrosinistra, il terzo polo al 7% e 5 Stelle, come dicevamo, al 10%. Il che vuol dire che per raggiungere il 52% Gianni godrebbe del voto disgiunto di quasi il 10% di elettori anche “comunisti”, che lo voterebbero pur di tenerselo per altri cinque anni. Si dà il caso che nel frattempo girino altri sondaggi, più o meno riservati ma dei quali il sindaco è sicuramente a conoscenza, che raccontano un'altra storia. Quella del 49% a Nicola Zingaretti, suo probabile futuro competitor, e del neppure 27% all'attuale sindaco: guarda caso “paro paro” la percentuale di consensi attribuita al solo Pdl. E allora qual è la verità. Forse quella unica e indiscutibile che quasi il 40% dei romani ad oggi non saprebbe chi votare. Questo dato terrificante (per la democrazia) è il vero segnale del disfacimento, della stanchezza e della sfiducia popolare. Ed è su questi sfiduciati, indignados, indifferenti e spesso socialmente sofferenti (vecchi e giovani) che si giocherà il derby elettorale capitolino. Così, Grillo o non Grillo, sempre di uno scontro fra destra e sinistra si tratterà. Della destra alemanniana abbiamo visto di tutto e di più, della sinistra post veltroniana c'è ancora tutto da capire. E manca meno di un anno.

Giuliano Longo