Alemanno dichiara guerra alla “sinistra settaria” e va a caccia dei grillini

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Gianni Alemanno è ormai disposto a parlare con tutti, tranne che con quella sinistra settaria che in Aula Giulio Cesare gli sta bloccando la privatizzazione dell’Acea e gli procura ritardi nell’approvazione del bilancio capitolino, ultima spiaggia per racimolare risorse e benefici da distribuire prima delle elezioni. Così ieri, nel corso del convegno Confai, se ne è uscito con la seguente dichiarazione: «Quando capiremo chi sono i grillini romani, non avremo difficoltà a parlare e collaborare con loro nell’interesse della città. Saranno sicuramente una forza meno faziosa e meno negativa dell’attuale opposizione in consiglio comunale».

Ora, capire chi sono i grillini, o meglio il movimento 5 Stelle, non è particolarmente difficile perché basta sfogliare un qualsiasi quotidiano senza andarseli a cercare sul web dove dominano incontrastati. Che poi vogliano fare l’interesse della città è indiscutibile, purché venga annientata l’attuale classe politica, definita razza ladrona nel più benevolo dei casi. Ma che i seguaci del comico genovese vogliano dialogare e addirittura collaborare con Lui significherebbe il suicidio del movimento che ormai a Roma viaggia, almeno dai sondaggi, sul filo del 15% dei consensi. Anzi, con una prospettiva di tal genere c’è rischio che il loro candidato finisca per essere il solo competitor della sinistra nel prevedibile ballottaggio, come è successo a Parma. E allora come interpretare le affermazioni del sindaco? Apertura ai movimenti? Improbabile prossimità di idee e obiettivi con i proclami del Beppe rampante? La nostra impressione è che Alemanno in questo momento sia un po’ confuso, e non dovrebbe visti i sondaggi che lo danno ancora al 52% dei consensi. Ma nel caso quelle rilevazioni si rivelassero sovrastimate (si fa per dire), probabilmente il sindaco pensa già a un ballottaggio dove il voto del movimento potrebbe essere decisivo per la sua vittoria.

Per di più gli stessi sondaggi (non quelli di Alemanno) dicono che i due terzi dei voti grilleschi a Roma proverrebbero proprio da sinistra. Tanto basta perché nell’immaginario di un sindaco senza partito, con un Pdl dal futuro incerto e gli ex aennini in cerca di identità, si adegui all’onda montante dell’antipolitica. Lui che della cosiddetta seconda repubblica è un prodotto certificato.

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