Ara Pacis, addio sottopassaggio

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  Il libro bianco di Gianni Alemanno sulle realizzazioni della sua amministrazione, presentato senza grande eco qualche settimana fa, rischia di restare davvero bianco. Non è nostro costume autocelebrarci ma già il 19 marzo di quest’anno scrivevamo che il progetto del sottopassaggio dell’Ara Pacis, tanto odiata dal sindaco da farne oggetto di futura rimozione nel corso della sua campagna elettorale del 2008, sarebbe rimasto una pia intenzione, fra le tante di questa amministrazione. Puntualmente ieri è arrivata la notizia che «esaurito l’iter amministrativo», il Comune ha deciso di non procedere all’aggiudicazione della gara «per l’affidamento di lavori pubblici per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di un sottopasso e per la progettazione esecutiva, la costruzione e gestione di un parcheggio multipiano in Lungotevere in Augusta in Roma».

La decisione è stata presa in quanto nessuno dei progetti presentati «è conforme al progetto preliminare predisposto dall’ufficio capitolino Città Storica e posto a base di gara». In particolare, tutti i grafici presentati «prevedono ingresso e uscita del parcheggio su via di Ripetta e non su via Federico di Savoia, come previsto nel progetto preliminare a base di gara e come peraltro prescritto dalla Sovrintendenza statale». Ora Alemanno proclama di avere un nuovo progetto di ricucitura tra la Teca di Meier, l’Ara Pacis e piazza Augusto Imperatore che verrà presentato lunedì prossimo «progetto condiviso sia da Cellini sia dallo studio Meier senza il tunnel ma che comporterà comunque una significativa trasformazione di quell’area». Sarà, ma intanto val la pena ricordare che già lo scorso anno Italia Nostra, per quel sottopasso e relativo parcheggio, scatenò l’ira di Dio facendo addirittura convocare nell’ottobre 2011 la commissione trasparenza e garanzia del Consiglio, contestando il rispetto dei vincoli, e chiedendo l’annullamento del bando. Questo era stato predisposto dalla società capitolina Risorse S.p.A., ma nel bando, oltre ad alcune errate distanze di scavo, gli stessi imprenditori segnalavano pendenze eccessive per consentire la realizzazione della “terrazza” davanti alla teca di Meyer, mentre non si capiva bene quale dovesse essere la reale posizione del collettore e di tutta la rete fognaria.

Tuttavia il fatto che metteva maggiormente in difficoltà i costruttori era l’omissione nel bando dell’esistenza dei vincoli paesaggistici e storico-artistici previsti dal Codice dei Beni Culturali. Questa situazione determinava pesanti incognite sulle procedure preventive di scavi archeologici, mentre non risultavano coinvolti nel bando gli uffici comunali preposti a esprimere pareri vincolanti in materia. Insomma, era un bando redatto in fretta e furia con l’approssimazione che contraddistingue l’attuale amministrazione capitolina. Eppure nel febbraio dello scorso anno sulla Gazzetta Europea veniva pubblicato il bando che prevedeva un tunnel di 600 metri da ponte Cavour a ponte Matteotti, con due uscite in Augusta e ministero della Marina. L’abbattimento di gran parte del muretto che affianca la teca del Meyer e la costruzione di un parcheggio da 308 posti auto alle spalle del liceo artistico di Ripetta. Il valore delle opere era di oltre 26 milioni dei quali 15 solo per le strutture viarie. Le modalità di finanziamento erano rappresentate dal solito “miracoloso” project finance, panacea di tutti i mali e di tutte le penurie del Campidoglio.

Oggi, dopo il poco onorevole epilogo del sottovaso, siamo pronti a scommettere che farà la stessa fine il faraonico progetto di Campidoglio 2. Parliamo di quel bando di quasi 200 milioni, presentato con squilli di tromba nel novembre dello scorso anno e già assegnato. Un’operazione che dovrebbe rendere disponibili per il Comune nuovi locali al modico costo di 193 milioni di euro. Pane e lavoro per tutti. Il progetto, a dieci anni dalla prima proposta, prevede il distaccamento degli uffici comunali nell’area dell’ex Manifattura tabacchi, tra via Cristoforo Colombo e Ostiense, a ridosso della stazione ferroviaria su circa 80.000 metri quadrati. Anche questo progetto in project financing, cioè chi investe recupererà i suoi soldi affittando al Comune i locali a 17 milioni anno per trent’anni. Un affarone davvero, sempre che si faccia.

Giuliano Longo