Municipio XX, Giacomini «Mi ricandido, ma voglio vedere la lista»

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Gianni Giacomini è il presidente del più grande dei Municipi di Roma, il XX, che si estende dal Flaminio a Cesano e comprende il 50% del territorio del parco di Vejo.

Politico e amministratore di lungo corso nasce, Giacomini “sul posto” (Prima Porta) e non rinnega i suoi trascorsi democristiani. Entra in Forza Italia già dal 1994, ma precisa di non essere «un fascista», in velata polemica con i trascorsi di molti che oggi governano la Capitale. «La forza di un buon amministratore – dice – sta nelle competenze, ma soprattutto nella conoscenza del territorio e nel rapporto con i cittadini che lo abitano».

Lui, ci assicura, ha sempre lavorato così tanto che dai sondaggi gode di un «consenso del 56%». «La Dc, per molti di noi come anche per il mio amico Mori, oggi sindaco di Grottaferrata, su altra sponda politica, è stata una grande scuola, una palestra dove ci siamo esercitati ad ascoltare la gente e se oggi i tempi sono cambiati e l’antipolitica monta, il problema della democrazia rimane sempre lo stesso: ascoltare, condividere e risolvere». Ci tiene a precisare che proprio per questo lui non è «sul libro paga di nessuno». «Le assicuro che all’inizio non avevo alcuna intenzione di candidarmi e pensi che non fui nemmeno favorevole alla fusione di Fi e An nel Pdl. Ma accettai a condizione di avere le mani libere e di rispondere solo ai cittadini». Giacomini ritiene di aver rispettato il suo programma, anzi con qualche cosa in più, «ad esempio il cambiamento della sede del municipio che per 40 anni è stato nella catapecchia di via Sabotino fuori dal territorio e oggi è finalmente a via Flaminia. Finanziato con i 15 milioni di oneri concessori mai pagati da un costruttore».

E ancora ci parla del primo tratto del collettore di Roma Nord che attendeva da decenni, dell’avanzatissimo ufficio anagrafico di via della Storta, del numero verde per raccogliere in tempo reale le segnalazioni dei cittadini su abusi e disagi organizzato con le associazioni della protezione civile. Pare anche stia giungendo a conclusione lo spostamento avviato del campo nomadi di via del Baiardo nel rispetto delle regole umanitarie, ma che rappresenta «non solo un problema di ordine pubblico per la prostituzione e lo sfruttamento de minori, ma di igiene prima ancora che di decoro proprio sotto Ponte Milvio». Già lo storico ponte di Costantino del quale si va celebrare la storica battaglia «deturpato dai lucchetti». «Mentre il sindaco pensava a farsi vedere con Moccia, autore del libro che ha dato il via alla assurda moda – attacca Giacomini – io ho deciso di salvare le antiche pietre dalla ruggine e dalla corrosione. I lucchetti stanno ancora li, ma vi assicuro non per molto».

Anche la movida notturna è un problema, in parte risolto con la video sorveglianza installata in altre zone del vasto municipio dove è stata estesa anche l’illuminazione. A via Gradoli, terra di illegalità nota alle cronache, Giacomini ha voluto un censimento degli illeciti e degli abusi alloggiativi, ma gli sgomberi richiesti non sempre sono seguiti. Ormai il mandato volge al termine. Eppure il presidente vuole realizzare i sette centri anziani che aveva promesso. «Uno l’ho completato; per gli altri il Campidoglio mi deve scucire i due milioni di oneri che mi deve mettere in fascia A». Giacomini non è stato un presidente malleabile per Alemanno e gli uffici della sua amministrazione e ancor più ostico potrebbe essere in campagna elettorale. Lui certamente si ricandida «ma voglio vedere la composizione della lista», altrimenti se ne va per conto proprio con una sua di lista, «molto, molto trasversale».

Giuliano Longo