Con Gasparri & co il rebus si complica

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Ci voleva proprio Gasparri e una delegazione eccezionale di parlamentari romani del Pdl (Cicchitto e Rampelli tanto per fare dei nomi) ricevuti ieri dal Prefetto, per rendere più complicata la situazione della delibera sulla privatizzazione del 21% delle quote Acea. Il tentativo è quello di trovare una mediazione all’ostruzionismo della sinistra che rischia addirittura di far venir meno l’affidamento diretto del settore dell’illuminazione pubblica causando «danni devastanti a livello occupazionale ed economico». Di qui la necessità che il Prefetto intervenga «richiamando tutti alla responsabilità sui rischi che si corrono» e «informando l’opinione pubblica e gli organi di garanzia come la prefettura». Come se la prefettura potesse addirittura gestire una campagna di propaganda su un nodo politico che da mesi vede contrapposti gli schieramenti. Tanto più che nel caso di Acea l’unico contratto da mettere a gara sarebbe quello dell’illuminazione pubblica della città dopo che il risultato referendario dello scorso giugno ha negato la privatizzazione dell’acqua. Il contratto dell’illuminazione pubblica vale solo 50 milioni su un fatturato complessivo annuo di Acea di 3,3 miliardi, cioè l’1,5%.

Quindi l’acqua non si può scorporare e intanto su questa delibera le opposizioni hanno presentato oltre 70mila emendamenti e ordini del giorno che di fatto stanno bloccando l’aula. D’altra parte con un titolo azionario che in questi giorni ha chiuso in Borsa a quota 4.3 euro per azione, il Comune finirebbe per ricavare meno di 200 milioni di euro. E allora quali sono le ragioni per le quali il sindaco chiede una delega quasi in bianco per stipulare i patti parasociali e le successive modifiche statutarie?

La verità è più semplice di quanto possa apparire. Alemanno ha bisogno di quei soldi tutti, maledetti e subito per chiudere il suo ciclo di governo e gli ultimi mesi del suo mandato con una liquidità che gli consenta di portare a casa qualcosa nei confronti del consenso cittadino. (Non a caso Alemanno sta per promettere tutto a tutti facendo redigere una lista dei “bisogni”). Questo le opposizioni l’hanno ben capito. Ma lo hanno compreso anche gli ex Forza Italia i quali avevano studiato un “piano B” sottoposto al sindaco nel vertice alla fondazione Nuova Italia. In sostanza la proposta era di riscrivere la delibera 32, modificando la parte sulla vendita di Acea come vorrebbero anche gli uomini vicini a Silvio Berlusconi che nutre delle perplessità sulla vendita del 21%. La exit strategy sancirebbe il principio della privatizzazione, ma lascerebbe un arco di tempo più ampio, fino al 2013, per la vendita, quando le condizioni economiche potrebbero essere migliori. Mentre si potrebbe vendere subito l’11%, lasciando la seconda tranche al 2015.

Sino a qualche giorno fa anche l’ex An Fabio Rampelli (che ha in quota 3 consiglieri) era contrario alla delibera. Idem «Laboratorio Roma», otto consiglieri, guidati dall’assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma. Inoltre agli azzurri non è piaciuta la tentazione di Alemanno di forzare la mano per far decadere tutti gli emendamenti del centrosinistra. Manovra che spiega l’appello di Gasparri al Prefetto. Ma Gianni Alemanno è irremovibile e ha fatto capire: «Se non passa Acea, si va tutti a casa». L’argomento per il sindaco dovrebbe spiazzare qualsiasi malumore interno. E poi c’è ancora il bilancio da approvare con solo 25.000 emendamenti dell’opposizione ancora da votare. Ma il sindaco vuole forzare la mano facendo capire ai suoi che solo seguendolo fedelmente, anche a costo di ricorsi infiniti e pericolosi, sarà ancora possibile ottenere qualcosa. Prima che molti consiglieri si trovino a dover abbandonare l’amata poltrona nel 2013.

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