I grillini: «Non facciamo alleanze»

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Marco Giustini, portavoce romano del movimento 5 Stelle, non ha proprio nulla del comico, non ha la veemenza provocatoria del leader indiscusso Beppe Grillo, ma è a suo modo un veterano della politica.

Unico eletto consigliere nel 2008 al Municipio XVI, nel colloquio estremizza solo quando invoca la distruzione dei partiti e la vittoria del suo movimento, ma si sa, anche le utopie hanno i loro meriti nella storia. A Roma, ci dice, «5 stelle proprio perché non è un partito, non ha ancora un programma elettorale. Certo, ci ispiriamo ai principi generali del movimento, ma il programma lo costruiamo ascoltando i cittadini. Cosa che faremo da subito con una estesa campagna di consultazione sui territori e non solo sulla rete».

Ma i temi ci sono e sono quelli classici con i quali ogni partito si dovrà cimentare. I trasporti ad esempio, per i quali il movimento intende rilanciare le metro leggere sul modello di Torino. Linee veloci entro tre anni «senza gallerie e opere invasive per l’ambiente e il patrimonio archeologico». Pazienza se tocca chiudere il centro storico ormai invivibile «ma noi abbiamo una concezione radicata del decentramento dei servizi e delle funzioni urbane proprio per favorire la mobilità». Parlando dell’integrazione ferrovie/trasporto urbano, tocca inevitabilmente il problema della città metropolitana, di quell’area vasta che i decreti per Roma Capitale hanno a suo giudizio eluso. «Per noi la città è una somma di città, dove le periferie finiscono per avere una loro autosufficienza e si integrano con l’agro che deve mantenere le sue caratteristiche agricole. Occorre garantire la filiera corta dell’agroalimentare che renda autosufficienti anche le grandi capitali come la nostra».

Già, autosufficienza in vista del picco dei consumi energetici ormai prossimo. Un discorso che riecheggia il movimento di Seattle, dei no global e delle esperienze ecologiste più aggressive. Non a caso Giustini parla del riappropriarsi della città come bene comune contro la speculazione dei costruttori che vogliono solo consumare territorio. Loro, i grillini, prefigurano una “ville” dei rioni e dei quartieri, dove il discorso dei bisogni emerge direttamente dai cittadini senza intermediazioni. «Immagino – prosegue Giustini – una Capitale metropolitana che sviluppi la sua vocazione turistica e agricola, mantenga la rete dei piccoli esercizi commerciali e sia integralmente interconnessa dal web accessibile a tutti». Vision indubbiamente suggestiva, frutto delle sperimentazioni e delle concezioni urbanistiche d’avanguardia in molti paesi sviluppati, solo che i grillini intendono renderle senso comune diffuso. «I quartieri così concepiti sono anche una garanzia per la sicurezza, la vitalità delle reti solidali e la lotta al degrado delle periferie». Si potrebbe obiettare che anche le utopie necessitano di sostegno finanziario, per questo il movimento ritiene si debbano tagliare sprechi e anche personale da reimpiegare utilmente. «Guardi l’esempio dell’Ama. Sicuramente in eccesso di personale, ebbene gli eccedenti possono essere riutilizzati nella raccolta porta porta della differenziata. Anzi, la raccolta e il riciclaggio non dovrebbero essere affidati allo stesso soggetto proprio per creare una economia del riuso capillare anche con i privati. E poi non è un problema di soli tagli quanto di ristrutturazione del bilancio comunale alla voce costi».

Ovviamente il movimento è fieramente contrario alla privatizzazione delle quote Acea nella quale vede solo l’esigenza di far cassa di un’amministrazione ormai agli sgoccioli. Anzi, propone il riappropriarsi integrale della società da parte della mano pubblica. Ecologia, territorio, partecipazione. Sembra quasi di riecheggiare temi sessantottini se non fosse, come spiega Giustini, che lo sfacelo dei partiti, anche di quello leghista, «grettamente ancorato a temi della bottega locale», lascia uno spazio immenso alla proposta grillina. Cinque stelle, prosegue, «è come un’ameba che si espande e si contrae non sulla base di un consenso garantito una volta per tutte ma sul nascere dei problemi e delle domande che di volta in volta si presentano dal basso». Una sorta di concezione guerrillera, la definiremmo, dove lo scontro si sposta laddove c’e il conflitto anche se il conflitto non è l’obiettivo, come lo fu per alcune formazioni della sinistra. L’obiettivo dei grillini, molto chiaro, è quello di entrare nelle istituzioni per governare, spazzando via i rottami del sistema attuale «dove la politica è al servizio degli interessi e con questi si identifica. Noi non vogliamo costruire – conclude – nè costruiremo alleanze per le comunali di Roma, tanto meno per l’eventuale ballottaggio» . Forse vede lontano Giustini se con il 15% dei consensi stimati dai sondaggi, davvero i seguaci del comico genovese rischiano di andarci loro al ballottaggio, magari con la sinistra come è successo a Parma. Comunque una cosa è certa: l’antipolitica oggi paga comunque, senza tanto impegno e grandi.

Giuliano Longo