Alemanno “soccorre” i terremotati

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L’agenzia di stampa ieri ha mandato in rete una sfilza di foto (fra le quali quella in pagina) che mostrano Alemanno in Emilia giunto in aiuto dei terremotati. Pare che il suo solidale intervento sia stato richiesto proprio dal capo della protezione civile Gabrielli, evidentemente a corto di vigorose braccia per il soccorso dei terremotati e ansioso di avere nella rossa Emilia un testimonial di tale caratura.

Le solite malelingue insinuano invece che della presenza del sindaco di Roma in quelle sventurate zone, a Gabrielli non gliene fregasse proprio niente avendo ben altro a cui pensare. Sia come sia, sta di fatto che Gianni Alemanno, con tanto di maglietta griffata “Roma – Protezione Civile”, si è fatto riprendere mentre monta una tenda da campo. Il che francamente non ci sorprende data la dimestichezza di Gianni (in tempi passati) ai campi di addestramento del Fronte della Gioventù, quando davvero la mente era sana in un corpo sano pronto e addestrato allo scontro fisico. La propensione del sindaco, ormai un cinquantaquattrenne, all’esercizio fisico è comunque sorprendente: spala la neve nella città bloccata, pulisce mura imbrattate, dirige i cantieri di pavimentazione stradale del centro, gira in motorino a caccia di mignotte, si mette a dirigere il traffico impazzito… Insomma di tutto e di più, sempre con tanto di cineoperatori, fotografi e cronisti al seguito giusto per quella discrezione, quella riservatezza, quella innata modestia e disinteressata solidarietà che hanno fatto di questo sindaco un esempio a livello europeo. Contrariamente ai suoi colleghi che sono sempre grigi e burocraticamente alle prese con il traffico e la viabilità, la raccolta differenziata, il decoro pubblico, la tutela del territorio, gli interventi sociali e la trasparenza degli atti amministrativi. Tutte cose che non interessano affatto i cittadini. Si dice che il sindaco ci abbia preso gusto a fare il soccorritore, tanto dall’aver rinunciato alla sua presenza in alcune importanti scadenze capitoline. Purtroppo la politica spettacolo, anche se in fase calante, naufragata sulle scogliere dell’indigenza, del bisogno e delle difficoltà del popolo, ha le sue ferree regole. Più sta lì e si fa fotografare più aumenta il suo consenso popolare mentre l’umore dei suoi consiglieri sprofonda nella depressione del pasticcio Acea e di un bilancio che si deve approvare non si sa quando. Ma l’immagine nerboruta del dinamico sindaco è tutto. Il braintrust dei suoi comunicatori lautamente pagati, ha deciso che questa è la grande occasione mediatica di un sindaco che ormai spazia dal Tevere al Po, da Roma a Sassuolo.

Eppure non avrebbe bisogno di fare tanta fatica dato il consenso del quale gode fra i suoi concittadini. Eppure la paura di perdere nel 2013 è molto forte, quasi ossessiva, da toglierli il sonno. L’unico neo di questa convincente strategia di immagine e mediatica sta nei territori, nei Municipi e nelle periferie dove il sindaco si reca raramente e non prima di aver monitorato la situazione locale. «Sei sicuro che la gente non mi contesti o mi fischi?» chiede ansioso ai suoi uomini di fiducia. Ma no caro sindaco, tutti ti amano, anzi più ti vedono montare tende, spalare neve, dirigere cantieri, dar la caccia alle mignotte ecc. ecc, più si affezionano a te, tanto da volerti ancora al Campidoglio sino al 2018.

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