In vigore le regole per gli artisti di strada. Impossibili i controlli

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In teoria da qualche settimana sarebbero entrate in vigore le nuove regole per l’arte di strada che prevedono l’iscrizione degli "artisti" in un apposito registro. Fra i vari divieti, l’utilizzo degli impianti di amplificazione, di tamburi e sassofoni e il divieto di effettuare spettacoli “in caso di presenza accertata di persona in articulo mortis”.

L’Associazione Residenti Campo Marzio ricorda che nel corso della discussione in Consiglio si era fatto presente che il testo appariva troppo arzigogolato, zeppo di previsioni impossibili da controllare, e che in tal modo si sarebbe colpita la vera arte di strada a tutto vantaggio dei cosiddetti fracassoni. Le previsioni si sono avverate. I sassofonisti continuano ad esibirsi per le strade, così come è facile incontrare ‘artisti’ che utilizzano amplificatori come ha fatto in pieno centro un gruppo di aitanti ragazzotti di colore che improvvisano spettacoli di abilità fisica al suono dei loro tamburelli.

Per non parlare della impossibilità dell’artista stesso di accertare la presenza di persona in articulo mortis. E poi, sulla base della farraginosa normativa come si fa a controllare che una singola esibizione non si protragga oltre i 45’? E ancora se lo spettacolo è “a cerchio”, oppure 90’, se è “a passeggio”, o se i ‘posteggiatori’ non possono esibirsi oltre i 15’? Per l’associazione dei residenti, inoltre, la Polizia Locale ha continuato ad ignorare la nuova disciplina "come peraltro faceva già con la vecchia". Almeno si rispettassero gli orari in cui le esibizioni non possono tenersi (ad esempio dalle 13.00 alle 16.00) o reprimere l’utilizzo degli strumenti vietati e più fastidiosi. Il nuovo regolamento prevede anche una sanzione pecuniaria che la gran parte degli ‘artisti’ senza fissa dimora pagano collezionando una sfilza di verbali. Eppure basterebbe che gli agenti "dessero un segno della loro presenza, anche solo facendo rilevare i comportamenti illeciti." Insomma un altro inutile proclama al quale, come al solito, non fa seguito un bel niente. Almeno, così la pensa l’Associazione.

Luigina D’Emilio