Discarica, nodo sempre più complesso

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Dire che la questione della mega discarica di Roma si vada complicando è dir poco. La decisione ormai è stata presa dal Commissario Sottile individuando il sito provvisorio a Pian dell'Olmo, ma paventare una ondata di violente proteste come quelle che misero a ferro e fuoco qualche anno fa Chiaiano non è del tutto allarmistico. Nessuno la vuole, ma s'ha da fare.

Le argomentazioni contrarie, a ben vedere, sono tutte fondate per ogni sito che è stato individuato o solo indicato. Vincoli idrogeologici, paesaggistici, archeologici ecc, tutti legittimi, addirittura probabili, ma che sono stati studiati ed analizzati per anni. Non si creda che l'individuazione di un sito avvenga sulla base della improvvisazione. Quindi se appaiono legittime le proteste, altrettanto legittima è la posizione del Commissario disposto a ricorrere all'intervento della forza pubblica in caso di disordini. Ora succede che l'opposizione più decisa venga dai comuni della Valle del Tevere, da Riano in particolare e dal XX municipio la cui iniziativa abbiamo seguito con particolare attenzione.

Ancora ieri la delegazione di quel territorio veniva ricevuta da Renata Polverini la quale oggi ha le mani istituzionalmente legate, anche se sotto sotto esprime solidarietà a destra e a manca. Il fatto è che se a Pian dell'Olmo la battaglia è appena iniziata anche Pizzo del Prete, che citavamo ieri, presenta difficoltà di accesso, di infrastrutture e di tempi. Già, di tempi. Perché è proprio il tempo che manca se entro l'anno Malgrotta non otterrà ulteriori rinvii. Ed è per questa ragione che Pian dell'Olmo viene indicata quale discarica provvisoria, ma il timore è che provvisoria non lo divenga affatto data anche la vicinanza a 700 metri di Quadro Alto. Così che i due siti uniti, ci dice ad esempio Il presidente del Municipio XX Giacomini, potrebbero rappresentare permanentemente la mega discarica alternativa a Malagrotta. Ora, scaricare la responsabilità mentre i residenti protestano e si avvicina la scadenza elettorale, è cosa troppo facile quanto inutile. Ma una riflessione del perché ad tantum pervenimus va pure fatta e va sgomberato il campo dalla pia illusione che i pochi milioni messi a disposizione dalla Regione per l'incremento della differenziata a Roma siano risolutivi e in tempi brevi. Si pensi che solo a Milano per arrivare al 50% della differenziata ci sono voluti dieci anni nonostante la presenza in regione di numerosi inceneritori.

E qui sta uno dei nodi, perché contrariamente al piano Marrazzo quello della Polverini considera solo gli impianti di incenerimento già esistenti, più il contestato gassificatore di Albano, i cui lavori sono ancor oggi bloccati. Poi, sempre quel piano considerava un accelerato, troppo accelerato, sviluppo della differenziata che comunque in gran parte dei comuni della provincia si va già realizzando. Ma se recriminare non serve, nemmeno serve coprire le reali responsabilità del sindaco di Roma che ha avuto ben 4 anni di tempo per giocare la sua partita al tavolo dei rifiuti. Chi scrive ricorda la visita lampo sua e dell'allora assessore De Lillo per "imparare" ad inizio del suo mandato dal Capoluogo Lombardo e dal suo colosso dello smaltimento A2A. E ricorda ancora quel protocollo, rimasto segreto, fra il sindaco e il ministro della difesa la Russa per utilizzare i siti militari de La Tolfa, anche lì con tanto di levata di scudi delle popolazioni locali. Arriva il piano Polverini e poco dopo il commissariamento di Malagrotta con il prefetto Pecoraro che individua il nuovo 'buco' a Corcolle, troppo vicino alle meraviglie in stato di abbandono di Villa Adriana.

Diventa a questo punto inevitabile il decisionismo del Governo dei tecnici, perché la precedente condivisione del problema fra Campidoglio, Regione e Provincia di fatto non c'è mai stata. Come non c'è mai stato un tavolo permanente esteso agli amministratori, alle forze sociali, politiche e imprenditoriali supportato da tutti quegli esperti che in materia hanno scritto negli anni tonnellate di elaborati. Ma se la politica, i suoi interessi di parte e la propaganda hanno prevalso questo è il prezzo che oggi si paga. E sarà proprio la politica a pagarlo perché chiunque, anche l'ultimo grillino, cavalchi la protesta potrebbe ottenere i suoi benefici elettorali a breve, fra meno di un anno. Insomma uno sconfortante copione già visto dove chi decide alla fine, e davvero, resterà sempre e inesorabilmente solo.

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