Tempo di crisi anche per i manager

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Tempo di crisi nera: quale sarà il destino dei manager? Se ne è discusso nell'Aula Magna dell'Università Roma 3 in via Ostiense nel corso del Convegno organizzato dalla Federazione dei manager romani dal titolo: “Il Futuro per rilanciare il Paese”.

Nel discorso di apertura il Prof. Paolo Mele, Preside della Facoltà di Ingegneria, ha parlaro del lavoro in sintonia tra Università, Mondo della Ricerca e Imprese. Il concetto viene ribadito anche nelle premesse di Nicola Biagio Tosto, Presidente di Federmanager, che rappresenta 20.000 dirigenti di imprese. Nel mezzo della crisi di cui non si vede finora una via di uscita è essenziale la rappresentanza ed il supporto che la Federazione può fornire ai suoi associati. Ma Mele, ricorda come proprio il giorno prima delle dimissioni del Governo Berlusconi, la Federazione avesse presentato uno studio che prevedeva l'incremento della popolazione straniera con Comuni, ormai affollati da una maggioranza di impiegati nel terziario e un tessuto produttivo di piccole e medie imprese.

Lo studio evidenziava che è necessario considerare, non solo il territorio romano, ma tutta l'area metropolitana, dove il vero sviluppo non sta solo nella crescita quantitativa, ma nell'innovazione dei prodotti e della tecnologia. In questo contesto, ha proseguito, occorre guardare anche alle logiche delle aziende municipalizzate che potrebbero svolgere un ruolo fondamentale per il territorio, ma che oggi si traducono spesso in un luogo di spartizione politica. Una riflessione è stata fatta anche sull'inversione di tendenza del cosiddetto “Modello Roma” che fino a qualche anno fa cresceva più del resto d'Italia e ora invece è in decrescita. Era prevista la presenza del Sindaco Alemanno, che non si è presentato e della Presidente Polverini, sostituita dall'Assessore Mariella Zezza.

Zingaretti invece era presente ed è intervenuto. «Spessissimo -ha detto- rifiuto arene televisive e trovo utilissimi i Convegni per orientare una via possibile per riaccendere i motori della macchina. Partendo dal dovere di assumersi responsabilità e del dovere di ognuno di fare al meglio il proprio mestiere. Un punto per ripartire è che nessuno da solo ce la fa e l'Europa deve essere unita in questo. Non ci sarà – ha proseguito- il Gong magico nei campanili delle città italiane se non puntando sull'innovazione e sulla tecnologia e in questo Roma può tornare a essere la locomotiva dello sviluppo. Abbiamo l'arte la cultura la creatività il paesaggio, ma abbiamo anche la corruzione e la burocrazia con sistemi urbani che peggiorano soprattutto nella mobilità locale e quindi nella qualità della vita e dei servizi. Negli anni '70 producevamo automobili molto richieste, ma oggi che si chiede il cellulare noi non lo produciamo». E ha concluso osservando che Roma è crescita senza un governo «espellendo residenzialità e lasciando al centro i servizi, con trasporti a livello medievale e di pianificazione perchè vince solo la rendita. Il tema non è solo avere la Nuvola di Fuksas o l'Auditorium, ma riempire questi luoghi di funzioni».

Silvio Talarico