Il Campidoglio come un ring, maggioranza allo sbando

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Spettacolo inverecondo, sarebbe stato definito in altri tempi quello che ieri si è svolto nel proscenio dell'aula Giulio Cesare. Una sorta di zuffa confusa fra una maggioranza intenzionata a far passare a tutti i costi la delibera 32 sulla cessione del 21% delle quote Acea e una opposizione che da mesi è intenzionata a non farla passare, forte del sostegno di movimenti e comitati dei cittadini. Qualcuno ha ricordato analoga agitazione ai tempi della approvazione del Piano regolatore di Veltroni nel 2008, ma nulla di paragonabile alla bagarre che peraltro ha impedito di comprendere se effettivamente la mozione che bloccava tutti gli ordini del giorno dell'opposizione fosse stata approvata o meno.

La conferma veniva solo nel pomeriggio mentre la seduta veniva rinviata a domani. Ma le immagini e i filmati diramati dalle agenzie testimoniavano la gravità del tumulto. Ad tantum pervenimmo per l'incapacità del sindaco a trovare un punto di mediazione. Un sindaco ostinatamente convinto che i 200 milioni molto ottimisticamente previsti da quella vendita, possano essere il bastone che sosterrà questo suo ultimo scorcio di governo capitolino. Urla e cazzotti sono volati nell'austera aula; per tutto il giorno si sono susseguiti gli stucchevoli comunicati sulle reciproche responsabilità. Resta il fatto che mai si era visto un simile spettacolo che testimonia il deterioramento della prassi politica cittadina e l'esasperazione fra le parti che la debolezza caparbia del sindaco va alimentando in un clima di rissa elettorale.

Su Acea Alemanno chiama a raccolta i suoi agitando la frusta dell'approvazione del bilancio, ammonendoli che se non passa la delibera Acea tutti "se ne andranno a casa" anticipatamente, perdendo potere, privilegi e prebende ancora agguantabili in quest'ultimo scorcio di governo della destra prima delle elezioni comunali del prossimo anno. L'agitare questa pericoloso scudiscio eccita gli animi di consiglieri ansiosi per il loro futuro, li esaspera come se fossero bande sparse di una opposizione aggressiva e non rappresentanti di una maggioranza che ha mal governato per quattro anni. Innervosisce non solo i consiglieri ma tutto lo staff dei pretoriani di Alemanno che già sentono prurito alle mani come ai bei tempi quando lo scontro era fisico e indifferenti al discredito che va incancrenendosi su una classe politica in decomposizione.

Fra questi pretoriani d'antan svetta il segretario del sindaco Antonio Lucarelli che memore di quando militava in Forza Nuova, bazzicando ultra della curva e naziskin, ha deciso di dismettere il doppio petto per riassumere la faccia cattiva dei picchiatori. Così, travolto dalla irrefrenabile vocazione alla rissa fa lo sgambetto a una ragazza del pubblico, facendole sbattere il "muso rosso" per terra. Che gentiluomo, che stile, che eleganza per uno che sino ad oggi ha bazzicato i poteri forti della Capitale. Lui che consigliere non è, ma controlla importanti leve del potere alemanniano.

Delle cronache di quanto accaduto ieri in Consiglio gronderanno le pagine di tutti i giornali, ma non sappiamo quanti sottolineeranno la gravità di questo gesto, conferma dell'antico adagio sui lupi che perdono il pelo ma non il vizio. Ieri il segretario romano dei democratici Marco Miccoli chiedeva le dimissioni di Lucarelli, atto che dovrebbe compiere lo stesso sindaco per ripristinare un minimo di dignità per l'istituzione che rappresenta. A meno che quell'istituzione non sia solo pastura per i suoi fedelissimi camerati. Se poi qualcuno a sinistra si fosse mai illuso che un atteggiamento "responsabile" nei confronti di questa amministrazione potesse salvare il salvabile per una città allo sbando, dovrà ricredersi e finalmente convincersi che Roma è stata sino ad oggi governata da una destra furbacchiona, ma inetta. Una destra che sa di dover seguire la sorte del suo sindaco/capo e non mollerà, mobilitando tutti i suoi verbosi peones. La campagna elettorale è iniziata e purtroppo nelle peggiori condizioni. Difficilmente potrà essere contenuta la pulsione distruttiva di chi sta perdendo tutto ed è intenzionato a morire con tutti i filistei. Solo che Sansone era un gigante, questi sono nani impauriti…

Giuliano Longo