Storace, chiesta assoluzione. Alemanno si commuove

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Per Francesco Storace va pronunciata sentenza di assoluzione "perché il fatto non sussiste". Il pg della corte d'appello di Roma ha chiesto lunedì di annullare la condanna per il cosiddetto Laziogate. Il leader della Destra aveva avuto un anno e mezzo di reclusione per concorso nell'accesso abusivo a un sistema informatico, quale istigatore di un'azione culminata nell'incursione della banca dati dell'anagrafe e nell'attività di spionaggio ai danni di Alternativa Sociale, il movimento guidato da Alessandra Mussolini che nella primavera del 2005 si presentò alle elezioni regionali del Lazio.

L'assoluzione deve essere pronunciata – secondo il pg – anche per altri 5 imputati. Condannato a otto mesi anche l'allora vicepresidente del consiglio comunale Vincenzo Piso, dal 2009 coordinatore regionale Lazio Pdl, uno dei protagonisti della mancata presentazione delle liste del Pdl a Roma e Provincia alle ultime regionali, anche se nei suoi confronti il pm aveva chiesto l'assoluzione per l'insussistenza del fatto. Allora furono condannati anche il portavoce di Storace, Nicolò Accame (che commentò con un plateale 'me ne frego'); l'ex direttore tecnico di Laziomatica (oggi Lait spa) Mirko Maceri; l'investigatore privato Pierpaolo Pasqua; Nicola Santor dello staff dell'ex governatore e l'avvocato Romolo Reboa. In sede di udienza preliminare fu invece prosciolto dalle accuse Fabio Sabbatani Schiuma. Pena sospesa per tutti e concesse le attenuanti generiche.

Gianni Alemanno, già sindaco, revocò la costituzione di parte civile del Comune. "Sono commosso per lui, per la sua famiglia e per tutte le persone coinvolte nell’assurdo Laziogate che fu un colpo durissimo per tutto il centro destra romano e laziale» ha commentato il sindaco. «Sono sempre stato convinto della sua innocenza e della validità del suo operato come Presidente della Regione Lazio e al di là di tutti i contenziosi politici che possiamo aver avuto nel corso degli anni e delle posizioni di opposizione che Storace tiene in Campidoglio….». Una dichiarazione di imperitura amicizia.

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