Un piano per evitare l’emergenza

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Per comprendere al meglio quella che potrebbe essere una vera e propria emergenza per i rifiuti di Roma e Lazio, più che inoltrarsi nelle cronache del discutibile scaricabarile fra istituzioni e partiti è necessario gettare lo sguardo sull'ultimo rapporto ISPRA sullo lo stato dei rifiuti nel nostro Paese e soprattutto guardare i numeri della raccolta differenziata. In cima alla lista il Veneto ed il Tentino Alto Adige quasi pari merito con il 58%. Segue il Piemonte con il 51% e attorno al 50% o poco meno quasi tutte le altre regioni del Nord. Nell’area centrale della penisola il primato è delle Marche con un 39,2%, a ruota seguono Toscana con il 36,6%, Umbria (32%) e Lazio (16,5%). Al Sud, la raccolta differenziata in Campania si attesta al 32,7%, con picchi superiori al 50% a Salerno e 50% ad Avellino. Il capoluogo di regione, Napoli, nonostante l’emergenza rifiuti, ha raggiunto il 26,1%, a dispetto del 24,4% del 2009. Sono invece 50 sul territorio gli inceneritori attivi, la maggior parte dei quali (56%) localizzati al nord tra Lombardia ed Emilia Romagna.

Quello che forse gli ambientalisti o gli accaniti grillini fanno finta di non comprendere è che i dati della raccolta differenziata delle regioni più virtuose, sono frutto di processi in alcuni casi durati molti anni. Nè comprendono che un ragionamento va fatto anche sugli impianti di incenerimento. Fattori entrambe che possono risolvere il problema delle discariche se coniugati opportunamente, senza proporre di esportare i rifiutiall'estero, con costi esorbitanti, come qualche sprovveduto demagogo proclama.

Intanto la spudorata lotteria sulla ubicazione della discarica alternativa a Malagrotta, prosegue con la rivolta dei residenti via via interessati. Per ben 35 anni la Capitale si è servita di quel 'buco' che ha garantito una rendita di posizione alla Colari dell'avv. Cerroni, il quale ha mantenuto le tariffe più basse d'Italia con grande soddisfazione dei sindaci raramente regolari nei pagamenti, tanto che ogni estate i gestori/proprietari delle discariche minacciano la serrata. E' quindi evidente che l'indecisione ed ora il conflitto fra Gianni Alemanno e Renata Polverini, uniti al balletto agitatori sui siti inidonei, porterà all'emergenza vera.

Allora potrebbe subentrare al monopolio Colari un altro soggetto parzialmente pubblico. I capitali per realizzare una nuova discarica in tempi da record, come è accaduto per Napoli, si possono trovare. In fondo la stessa Commissione parlamentare ha valutato in almeno 100 giorni lavorativi il tempo necessario a dotare un invaso naturale delle garanzie di sicurezza. È evidente che gli appetiti sono tanti, ma è anche evidente che il superamento dei vincoli da parte di un soggetto pubblico potrebbe essere più agevole. Di qui l'ipotesi che sembra prendere corpo, di un piano che veda l'Ama co-gestire la nuova discarica con Acea, e un privato che ci metta i capitali. Tutti, maledetti e subito, ce li ha sicuramente Cerroni. Questo piano 'segreto', ma non tanto, comporterebbe il completamento dell'impianto di Albano, l'ammodernamento di quello di Colleferro e il potenziamento di quello di San Vittore già dell'Acea. Mentre l'avvocato potrebbe avviare la seconda linea di gassificazione a Malagrotta e riprendere l'attività della prima quasi ferma da mesi.

Rimane il problema del buco maleodorante sotto casa che potrebbe essere davvero temporaneo e limitato nelle dimensioni. A condizione che la differenziata a Roma raggiunga almeno il 35% in due anni grazie al potenziamento degli impianti di trattamento. Ipotesi ormai suffragate da tonnellate di studi degli ultimi 10 anni. Ma per gestire un simile realistico piano è davvero necessario arrivare all'emergenza? Non basta l'accordo fra le parti per evitare che, mentre le popolazioni si ribellano alla discarica nei loro territori, i romani debbano bruciare i cassonetti sotto casa come è successo a Napoli?

Giuliano Longo