Delibera Acea, ancora uno stop

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Ancora nulla di fatto ieri all'assemblea capitolina dopo la bagarre di lunedì contro il maxiemendamento che di fatto azzera la discussione sui 150.000 emendamenti presentatati dall'opposizione contro la privatizzazione del 21% delle quote Acea.

La seduta sulla delibera 32, che finirà per attribuire ai privati la maggioranza della multiutility capitolina, era ripresa con gli interventi dei capigruppo di    Pd    e   Pdl  ,  Umberto Marroni e Luca Gramazio, che richiamavano l'assemblea a un clima di serenità. Ma è bastato che i consiglieri degli opposti schieramenti attribuissero alla controparte la paternità dei tumulti della scorsa seduta, che il clima tornava ad accendersi. Tanto più che il sindaco nella mattinata aveva convocato una conferenza stampa per annunciare tanto di querela per un manifesto del Pd, ritenuto diffamatorio, che nel frattempo era stato affisso per tutta Roma. Mentre tutti, femministe comprese, lasciavano cadere l'incredibile cianchetta del segretario del sindaco   Antonio Lucarelli   alla militante di  Action  fatta malamente sbattere per terra propri davanti alla presidenza d'aula.  

La seduta, come da decisione dell'ufficio di presidenza di ieri, si è svolta a porte chiuse, ma un discreto numero di persone, tutte autorizzate, assisteva ai lavori fra il pubblico. Poco dopo l'apertura della seduta è Marroni a chiedere la riunione della conferenza dei capigruppo, continuando a contestare la legittimità della votazione sulla sospensiva presentata dal Pdl. Lo stesso fa il capogruppo dell'Udc  Alessandro Onorato . Gramazio acconsente e Pomarici sospende la seduta che riprenderà solo alle 15. ll nocciolo del problema è che l'opposizione vuole prendere in esame il maxiemendamento che tuttavia non esclude tutti quelli presentati dalla opposizione, ne resterebbero alcune migliaia la cui votazione potrebbe esaurirsi, secondo gli esperti di procedure d'aula, massimo in 10 ore. E la seduta riprende solo per essere rinviata a questa mattina.  

A dar man forte alla battaglia della opposizione era intervenuto ieri, con una lettera a Repubblica, anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti fermamente contrario alla privatizzazione della Acea. «Il malessere che i cittadini, le associazioni, i Comuni hanno espresso in queste settimane è un malessere vero – scriveva Zingaretti – deve essere ascoltato, senza con ciò voler giustificare atti di violenza». E anche se è consapevole dei problemi di bilancio del Comune ritiene che «la decisione di vendere alle condizioni attuali di mercato e senza un vero progetto industriale per la società, sembra discendere solo dall'emergenza». Tanto più che negli anni 2005-2008, Acea ha distribuito dividendi al Comune di Roma per circa 250 milioni di euro poi spesi per la città. Inoltre, spiega ancora Zingaretti, nel piano industriale 2012-2016, l'azienda stima di realizzare utili netti complessivi per oltre 1 miliardo di euro. Quindi i circa 170 milioni per investimenti che Roma Capitale conta di ottenere dalla vendita della società sono poca cosa. Premesso che per Zingaretti è fondamentale tenere conto del rapporto tra l'azienda e la città di Roma, il tema della proprietà non va affrontato «in una mera logica di cassa». Inoltre, se nell'immediato «i temi della sostenibilità dovranno concretamente entrare nell'agenda del governo di Roma» quindi la città e l'Amministrazione «avranno bisogno, a pieno titolo, della forza industriale di Acea». «Sullo sfondo di questa riflessione – prosegue Zingaretti c'è poi il futuro dell'industria dei servizi pubblici in Italia, di cui Acea è parte, e che può rappresentare per i Comuni e le loro aziende una grande opportunità per concorrere, dal basso, a riportare la questione della politica industriale al centro del dibattito sulle "cose da fare" per il Paese». In conclusione per il presidente della Provincia vendere oggi il 21% di Acea priverebbe Roma della possibilità «di valutare se prendere parte al progetto di aggregazione delle principali utilities italiane di cui alcune grandi città hanno iniziato a discutere».

Un forte endorsement per le tesi da tempo sostenute dalla opposizione ad Alemanno, ma ormai i giochi sembrano fatti e la delibera 32 passerà. Così come passerà immediatamente dopo anche il bilancio che vede fortemente interessati non solo il sindaco, che spera di disporre al più presto di 170 milioni per la miracolosa 'pesca elettorale', ma anche molti consiglieri che non vedranno più rinnovato il loro mandato se Alemanno dovesse perdere le comunali del prossimo anno. Ormai il puzzle pre-elettorale si va disegnando con chiarezza. Privatizzazione Acea, 2300 ettari edificabili con la scusa dell'housing sociale, decine di delibere urbanistiche e varianti al Prg approvate in Giunta e di prossima approvazione in Consiglio fra le quali quella della Cam per i mercati, qualche bottarella sul finale per assunzione qua e là, un pò di nomine nei cda della nuova Holding capitolina e forse ancora nei cda delle municipalizzate, et voilà le jeux son faits. La puntata di Alemanno è sicuramente consistente, si tratta di vedere, se a dispetto di tanta potenza di fuoco, la pallina finirà ancora sulla casella nera o rimbalzerà per posarsi su quella rossa.

Giuliano Longo