Rampelli, fuoco amico su Alemanno

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Burrasca in vista nel Pdl romano. E l'oggetto dei brontolii tempestosi resta sempre Lui, immancabilmente Lui: il sindaco Gianni Alemanno. Sarà il caldo afoso, sarà l'antipolitica montante, sarà la fulminante ascesa dei grillini, resta il fatto che le quotazioni del sindaco stanno scendendo a rotta di collo con sondaggi da far rizzare i capelli anche dei più coriacei camerati. Anche di coloro che favorirono l'ascesa del sindaco nell'ormai lontano e mitico (per la destra romana) 2008. Parliamo di Fabio Rampelli, il gabbiano, furioso per la mancata convocazione del congresso del Pdl che avrebbe potuto soppesare le forze in campo fra le varie fazioni del Pdl e magari rilanciare la candidatura della ministrina Giorgia Meloni al supremo soglio capitolino.

Storia vecchia, in fondo aspirazione mai sopita di Rampelli che soppesa i sondaggi che danno Giorgia con qualche punto in più rispetto alle disastrose prospettive del suo partito, ma soprattutto a quelle, ben più sconfortanti, dell'attuale sindaco di Roma. La mina del dissenso (l'avvio dello sganciamento da Alemanno) potrebbe esplodere clamorosamente sulla delibera Acea, fiore all'occhiello per un sindaco che vi ha puntato quasi tutte le sue carte di qui al 2013. Il bilancio dovrebbe passare senza difficoltà anche con la proroga di approvazione ad agosto. Troppi interessi che si intrecciano, molti favori e prebende da elargire prima che il ciclo di Gianni rischi di chiudersi. Ma sulla delibera le posizioni di Rampelli sono note e in contrasto con la vulgata alemanniana: slittamento nei tempi per la cessione delle quote, cedute in un primo tempo all'11 anziché al 21%. Possibile che Rampelli, ormai orfano di un congresso chiarificatore, voglia giocarsi questa carta sino ad aprire una crisi di Giunta dalle conseguenze imprevedibili? Oppure, come sostiene qualcuno, è solo una ammuina per alzare il prezzo del suo residuo appoggio all'amico e camerata Alemanno?

Alfano pare non voglia toccare gli attuali equilibri di potere a Roma. Con un partito in gravi difficoltà dà per scontato che Alemanno giunga alla fine del suo mandato e affronti la prossima campagna elettorale, ma con un Pdl balcanizzato il gabbiano potrebbe anche rovesciare il tavolo da gioco lasciando tutti spiazzati e puntando sulla sua pupilla, Giorgia Meloni, appunto.

Se il gabbiano toglie il sonno al sindaco, un'altra minaccia si profila all'orizzonte ormai oscurato: la faccenda della B1. Al di là degli strilli e delle esibizioni muscolari contro i macchinisti sabotatori e le richieste di precettazione al Prefetto, al sindaco prudono le mani, tanto che farebbe volentieri a meno del suo assessore alla mobilità Antonello Aurigemma, il quale deve aver fiutato l'aria che tira e si premunisce. Ora succede che il Corriere della Sera di ieri pubblicasse dettagliatamente i cambiamenti nella macro struttura di Atac sostenuti ovviamente dall'assessore senza, a quanto pare, aver consultato preventivamente il sindaco. Sempre il Corrierone scrive del furibondo disappunto del sindaco il quale inferocito avrebbe detto testualmente «questa roba non si può fare». Si dà il caso che Aurigemma stia già pensando a cosa fare da grande e dopo Alemanno, infatti pare non far mistero dei sui contatti con l'ex democristiano, oggi Pd, Fioroni, vecchia volpe nei più intricati intrecci della politica. Quale migliore occasione per liberarsi di Antonello, esponente degli ex Forza Italia e possibile capro espiatorio delle figuracce subite per lo scandaloso avvio della tratta p.zza Bologna/Conca D'oro?

Ma i disegni di vendetta del sindaco sembrano essere naufragati ieri quando gli si sono presentati davanti i tre moschettieri: l'ad di Atac Tosti, il presidente Carbonetti ed il consigliere Galano, tutti a suo tempo rigorosamente in quota Pdl, i quali all'unisono gli hanno chiaramente detto: o passa la macrostruttura concordata con l'assessore o diamo le dimissioni. La cosa in sé non sarebbe nemmeno tanto sconvolgente per una opinione pubblica che ha ben altro da pensare che ai giochi di vertice del Campidoglio e delle sue società, ma l'endorsement dei tre ad Aurigemma è evidente. Tanto che il sindaco, impaurito per le conseguenze di un tale gesto tentenna e prende tempo. Segno di prudenza o di debolezza? Chissà, resta il fatto che nei corridoi ieri si sentiva mormorare: "Veltroni li avrebbe mandati aff… e avrebbe accettato le dimissioni". Che detto da destra è un bel complimento sul passato decisionismo di Uolter il buono.

Giuliano Longo