Atac, “congelata” la macrostruttura

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Mettiamola pure così: la macrostruttura della dirigenza Atac, o meglio, il rimescolamento delle carte ai vertici dell'azienda per ora non si fa. La proposta dell'amministratore delegato Tosti di tagliare 20 dirigenti e 60 quadri tanto per metterci una pezza sulla parentopoli dell'azienda di trasporto pubblico capitolino, rimane quantomeno bloccata.

E pensare che l'Ad, il presidente e un consigliere avevano minacciato Alemanno di dimettersi solo qualche giorno. Certo, in accordo con l'assessore alla mobilità Aurigemma e il sostegno della opposizione di sinistra sempre molto influente in Atac. Anzi, al direttore generale Cassano in quota PD, il partito aveva conferito il mandato, di scegliere ai vertici delle varie strutture dirigenti di comprovata competenza ed almeno, una volta tanto, non solo di comprovata fedeltà politica. Lo dicono sempre tutti, ma poi il vizio della lottizzazione prevale sempre. I politici ce l'hanno nel Dna. Ma torniamo ai fatti. Dunque il cda dell'Atac non potrà decidere un bel niente, così arrivano puntuali le dimissioni dell'AD Tosti e del direttore Cassano i quali, badate bene, non le rassegnano al consiglio di amministrazione, ma al sindaco, lasciandosi così aperte tutte le porte. Ci mancherebbe altro, e chi molla le poltrone per così poco. Mancano quelle dell'assessore Aurigemma, ma a queste stanno pensando molti dei suoi colleghi e forse anche il sindaco, dopo la figuraccia della B1.

Alemanno, si sa, è vendicativo. Eppure qualche giorno fa il primo cittadino pareva essersi piegato all'ultimatum di Tosti, nella notte di giovedì deve essere pur successo qualcosa che gli ha fatto fare marcia indietro. Si parla di una riunione rovente della maggioranza dove ciascuno ha tirato fuori i vari scheletri degli armadi degli altri, in un reciproco scambio di coltellate. Si mormora che le lame balenino già sulla testa di Aurigemma. Ricorderete la fine ingloriosa dell'ex assessore Marchi dimissionato senza tanti complimenti nel corso del rimpasto di Giunta e oggi completamente caduto nell'oblio. Alemanno scarica con facilità i suoi soprattutto se le pressioni di altri sono più pesanti e 'convincenti'. Ma dietro questa storia c'è un'altra versione, radicalmente diversa. Alemanno avrebbe rassicurato Tosti chiedendogli solo di posticipare la decisione del consiglio di amministrazione sulla macrostruttura a dopo l'approvazione della delibera Acea in consiglio; dopo Tosti e i suoi potranno fare quello che vogliono, macrostruttura compresa.

A noi comuni mortali pare tutto un gioco di ricatti, qualche benevolo osservatore può parlare di scontro politico. I più pensano che una bella sforbiciata ai vertici Atac, dopo parentopoli, non guasterebbe soprattutto quando ballano stipendi ed emolumenti che vanno dai 60.000 ai 200.000 euro e passa l'anno. L'abbiamo detto e lo ripetiamo: viene davvero voglia di andare al mare e lasciare che se la sbrighino fra loro. Altro che trasparenza, competenza, merito ecc. ecc. I soliti giochi di potere attorno al catafalco di un sindaco che sarà pure vendicativo e aggressivo politicamente, ma che in questo momento dà l'impressione di non avere più il controllo della macchina capitolina.

Giuliano Longo