Gli accordi segreti tra Rampelli e Aurigemma

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Si è chiusa ieri l'assemblea capitolina per mancanza del numero legale ed è stata aggiornata in seconda convocazione oggi dalle 10 alle 17. Come noto la seconda convocazione prevede la presenza minima di 21 consiglieri con la possibilità che tutta la vicenda della delibera Acea arrivi a rapida conclusione e con i voti sufficienti. Il capo gruppo del Pd Umberto Marroni lamentava ieri che da oltre due mesi si sta costringendo la città ed il Consiglio a discutere «su un progetto sbagliato». E mentre il sindaco Alemanno va in Grecia «dimostrando di aver abbandonato ormai il suo ruolo di primo cittadino della Capitale», in aula cade il numero legale a dimostrazione che «la maggioranza è comprensibilmente non convinta su un provvedimento che punta a svendere la prima azienda pubblica di Roma, un provvedimento peraltro in contrasto con il voto referendario».

Talmente poco convinta che L'onorevole Rampelli, potente sponsor di una delle correnti del Pdl e spesso in contrasto con Alemanno, proponeva sempre ieri, con la sua intervista al Corriere della Sera, una soluzione diversa alla svendita del 21% delle quote, cioè quella di piazzarne alla Cassa Depositi e Prestiti solo l'11% come la legge consente. Su questa soluzione Rampelli avrebbe già trovato l'accordo con l'Udc. Ma le voci corrono e il Campidoglio è un colabrodo: ci risulta che ben altri siano gli accordi che il Gabbiano avrebbe chiuso in queste ore. Qualcuno infatti giura che Rampelli abbia trovato 'l'entente cordiale' con l'assessore alla mobilità Aurigemma, una intesa che in soldoni potrebbe tradursi così: tu fai passare la delibera Acea come la vuole Alemanno e io ti faccio passare la macrostruttura Atac magari con un bel po' di rampelliani ai vertici.

L'indiscrezione parrebbe tutt'altro che infondata. Basti considerare che dopo il niet di Alemanno alla ristrutturazione dei vertici Atac che Aurigemma aveva concordato anche con la sinistra, l'assessore si era ben guardato anche solo dal dal ventilare sommessamente le sue dimissioni, nonostante i casini della metro B1. Dimissioni che invece avrebbero sussurrato all'orecchio del sindaco l'Ad Tosti e il direttore di Atac Cassano, ma tanto sussurrate dal non aver avuto eco alcuna. Detta così parrebbe che la partita sull'Acea e sull'Atac veda coinvolti un po' tutti con l'intento di sbloccare la situazione e soprattutto di approvare un bilancio sul quale gravitano tanti enormi interessi. Sempre per il bene dei cittadini, ovviamente. Se poi le voci trovassero conferma nei fatti, il sindaco si porterebbe a casa i 200 milioni della delibera 32, ma verrebbe ancor più indebolito politicamente dall'arrembaggio delle varie fazioni del Pdl al malconcio veliero capitolino. E poi, vada pure per l'accordo Rampelli e Aurigemma, ma vogliamo lasciare a bocca asciutta l'influente coordinatore del Pdl Lazio on. Vincenzo Piso che pe 15 anni ha guidato la politica della destra sui trasporti? Si riaprirebbe un altro contenzioso interno al suo partito che rimetterebbe in moto il gioco dei veti incrociati. Nessuno scandalo quindi se il sindaco se ne va ad Atene, tanto sa che le trame si vanno tessendo e le decisioni si prendono anche senza di lui.

Giuliano Longo