Città più povera e boom di persone sole

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Doveva esserci anche il Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione Andrea Riccardi agli Stati Generali del Sociale e della Famiglia di Roma Capitale (dove, sono intervenuti, tra gli altri, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il vicesindaco Sveva Belviso, l’Assessore alla Famiglia, all’educazione e ai giovani Gianluigi De Palo, il Vescovo ausiliare di Roma Guerino Di Tora) ma il ministro si è limitato ad inviare un messaggio di saluto, mentre pare che il sindaco abbia precettato anche i dipendenti comunali pur di riempire la sala dell'Antonianum.

Peccato, perché il rapporto presentato ieri da Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, e titolato «Il valore del sociale a Roma», sembrava tagliato apposta per lui e per tutto l'associazionismo solidale cattolico e non. Certo il rapporto ci descrive una città accogliente e inclusiva, tenuta insieme da famiglie e reti informali, ma ci parla anche di una metropoli con 106mila famiglie a basso reddito, di 107mila cittadini non autosufficienti, di 80mila disabili, di 74mila giovani che non studiano e non lavorano, di 63mila disoccupati di lungo periodo e 29mila persone con almeno cinquant’anni alla ricerca di un lavoro. Una crisi che morde le carni della città eterna che con i tagli del governo rischia togliere il welfare al 40% dei cittadini che ne hanno bisogno. A ben vedere i romani de Roma non sono poi così tanti visto che 850mila maggiorenni non sono nati nella capitale, mentre quelli di seconda generazione, con entrambi i genitori nati a Roma, sono 626mila. Ma quello che più tocca la Roma Cattolica sta nel fatto che le relazioni familiari sono il cuore della comunità. Tutto, secondo il Censis, ruota intorno alla famiglia, tanto che il 50% dei romani abita con i genitori o vive a un massimo di 30 minuti a piedi da loro. Non solo, ma il 67% desidera i vivere nei pressi di genitori, parenti e amici. La famiglia allora non è solo uno degli attori decisivi del welfare romano, ma è un luogo di rifugio di fronte alle difficoltà. Lo dicono i dati: 45mila famiglie con badanti, 20mila con baby sitter e ben 265mila contano su forme di aiuto familiare. Fortunatamente i romani, oltre che familiari, sono anche generosi, infatti 470mila cittadini di tutte le età dichiarano di dedicarsi ad attività di volontariato informale e organizzato. Anche il vicinato è importante per il 30% dei cives, ed il quartiere è per molti uno spazio di relazioni significativo, visto che il 36% dichiara di partecipare ad attività ed eventi che si realizzano sui territori, il 32% svolge gran parte delle relazioni sociali in piazza o al bar e il 25% è direttamente coinvolto nella soluzione dei problemi del quartiere.

Eppure nonostante l'attaccamento tutto mediterraneo alla famiglia e ai loci tradizionali, è esploso il boom delle persone sole che erano 292mila nel 2001, e nel 2010 sono diventate 596mila. Sarà pur vero, come afferma il Censis, che a Roma non esiste il rischio esplosivo delle banlieue emarginate e turbolente del mondo e ci si attacca solo al fatto che il 55% dei residenti in periferia definisce medio il livello socio-economico della propria famiglia, con il vantaggio che servizi e attività di pubblico interesse si trovano mediamente a quindici-venti minuti a piedi da casa. Ma il Censis non tiene conto del trend, del progressivo impoverimento del ceto medio così che quel 55%, oggi soddisfatto, potrebbe veramente assottigliarsi attanagliato dalla crisi. E allora si che le "balie" si agitano. E per il futuro? Secondo i dati per oltre il 70% dei cittadini, nel 2020 Roma sarà più aperta al mondo, più dinamica e per il 59% più solidale, ma non dicono più ricca. E' certo invece che Roma nel 2025 sarà una città di longevi, di donne e di stranieri con 2,9 milioni di abitanti dove le donne saranno 97mila in più, le persone in età attiva fra i 15-64 anni saranno 85mila in più e gli ultraottantenni 73mila in più. Così se l'occupazione, quella vera, va riducendosi, il Censis ci racconta di "voglia di autoimprenditorialità" per 400mila romani. Vocazione imprenditoriale o arte di arrangiarsi per sopravvivere?

Giuliano Longo