«Indispensabile il porta a porta»

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Se non parte in tutta Roma il porta a porta, trattare e biostabilizzare 4 mila tonnellate di rifiuti è impossibile», afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. «Alemanno ha comunque voluto rinviare al 2016 l'obiettivo di legge del 65% per la differenziata, mentre 1.290 piccoli e grandi Comuni italiani quel risultato lo hanno già raggiunto con un anno di anticipo, e ora se la prende comoda bloccando l'avvio del porta a porta, non facendo partire l'ampliamento dell'impianto di compost di Maccarese, tenendo fermo un giorno sì e l'altro pure l'impianto di selezione del multi-materiale a Rocca Cencia, danneggiando la raccolta della carta con frequenze troppo ridotte per lo svuotamento dei cassonetti bianchi».

Come di consueto Legambiente documenta con dati le sue affermazioni. Nel 2011 la produzione di rifiuti nella Capitale è stata di 1.866.000 tonnellate, delle quali 466.500 differenziate e 1.399.500 indifferenziate. Di queste ultime ben 1.154.970 tonnellate sono comunque finite in discarica, ossia circa 3.164 tonnellate al giorno. Del totale indifferenziato (1.399.500), infatti, 432.750 tonnellate sono state avviate direttamente in discarica senza trattamento (30,9% dell'indifferenziato), 225.750 tonnellate avviate in discarica previa tritovagliatura (16,1%) e 741.000 trattate presso impianti (il 52,9%, con 387.000 trattate presso impianti AMA e 354.000 presso impianti di altri). Di tutto ciò che è stato trattato 496.470 tonnellate sono comunque finite poi in discarica e 244.530 tonnellate sono CDR, poi incenerito che coincide con il 33% del totale previsto nel piano regionale rifiuti. La verità è che in queste condizioni non c'è nessun sito idoneo alla discarica post Malagrotta dice Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente. E poi ci sarà pure un motivo se l'Europa fissa un ordine di priorità: riduzione, riuso e riciclaggio prima del recupero e dello smaltimento.

Quindi per la Avenali è inutile che si spendano soldi per un commissario, strutture tecniche, sopralluoghi e studi per soluzioni costose che rinviano il problema come il conferimento dei rifiuti all'estero, se non si comprende quell'ordine di priorità. Inoltre lo studio epidemiologico su Malagrotta depositato in Procura evidenzia nell'area morti e ricoveri legati all'inquinamento e mette la parola fine allo smaltimento dei rifiuti nell'area.