Atac cambia pelle in barba ad Alemanno

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Turbolenze interne o giochi di prestigio? Teoricamente quanto quotidianamente accade sulla linea B1 inaugurata in fretta e furia per la gloria di Alemanno, evocherebbe il sibilo della ghigliottina sulle teste di tutto il gruppo dirigente Atac, ma a ben vedere la lama pare si stia abbattendo invece sul collo dell'assessore alla mobilità Antonello Aurigemma in odore di prossimo dimissionamento. Eppure gli unici interessi di feroci contese paiono ruotare attorno al riassetto dei vertici dell'azienda capitolina di trasporto pubblico.

Ieri davamo in anteprima qui sul nostro sito la notizia del dimissionamento del direttore centrale strategie e sviluppo business, Emanuele Ludovisi, messo alla porta senza troppi complimenti ma sicuramente con qualche gravoso onere di liquidazione. Prende il suo posto Pietro Spirito, direttore centrale alle operazioni, che lascia, non si sa se temporaneamente, le sue funzioni, al direttore generale Antonio Cassano, potente braccio operativo dell'amministratore delegato Carlo Tosti. Interessante è notare che tali avvicendamenti avvengono tramite ordini di servizio interni che alla lunga finiscono per ridefinire i vertici dell'azienda senza il parere del sindaco Gianni Alemanno. Si ricorderà che solo qualche settimana fa Tosti ed i consiglieri di amministrazioni si erano presentati dal Sindaco con la proposta di una nuova macro-struttura ai vertici Atac, approvata dall'assessore capitolino alla mobilità Antonello Aurigemma vincolato da un patto di ferro con il gabbiano on. Fabio Rampelli, ma fortemente osteggiata da altri. Ci fu chi vide nel congelamento di tutta l'operazione le manine ostili del coordinatore regionale del Pdl on. Vincenzo Piso e del senatore Andrea Augello che sin dall'insediamento di Alemanno controllavano tutta la partita dei trasporti. Fragor di armi, coltelli sotto il tavolo sinché l'operazione viene bloccata causando l'impercettibile, almeno pubblicamente, minaccia di dimissioni dell'AD Tosti.

Ora succede che i cambiamenti ai vertici in corso guardino proprio alla macro-struttura che così si andrebbe organizzando molto più banalmente ed in forma strisciante, con semplici ordini di servizio interni, ma soprattutto a dispetto dei diktat del titubante Gianni Alemanno. Un sindaco probabilmente, pressato dalle componenti interne di quel che resta del suo partito e agli sgoccioli del suo mandato, che non vede certo con favore queste mosse. La partita è davvero grossa perché le decisioni sulle poltrone più importanti di Atac preludono al posizionamento dei poteri aziendali niella prospettiva del cambio della guardia nei palazzi capitoli. Si guarda già ad un futuro senza Gianni. Un futuro dal quale gli attuali vertici Atac, frutto dall'accordo bipartisan della scorsa estate, non vogliono certo uscirne con le ossa rotte. Qualche mese fa anche l'amministratore delegato di Metro Roma aveva avanzato le sue dimissioni che sarebbero forse state opportune visti gli esiti nefasti della tratta B1, ma Federico Bortoli, un tempo in quota alla sinistra, si affretta a ritirale probabilmente nella prospettiva di mantenere la poltrona anche nel 2013. In fondo di uomini con affermata esperienza c'è sempre bisogno, indipendentemente dai risultati. Calcoli e giochi, appunto, che nulla hanno a che vedere con i disagi o i bisogni dei cittadini e tanto meno con un bilancio Atac che rimane sempre in profondo rosso nonostante l'aumento delle tariffe.

Giuliano Longo