La spending review agita la Regione

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Sanità laziale e non solo, ancora e sempre sulla prime pagine. La spending review del governo Monti stabilisce nuovi e più stretti criteri per tenere in vita gli ospedali e il tema immediatamente rimbalza alla Pisana.

A dar fuoco alle polveri è l’ex Presidente Storace che stuzzica Montino ed il PD a dare un giudizio sulle scelte del Governo e quindi dopo aver fatto l’elenco dell strutture che andranno chiuse, termina così il proprio intervento: «Attendiamo che riserviate a Monti lo stesso delicato trattamento con cui avete linciato in questi anni la presidente Polverini». Pronta e dettagliata la risposta dell’ex senatore Montino:«Storace, in quanto a bufale, è ancora in gamba. Ma stia tranquillo, noi a differenza di lui pratichiamo la coerenza e dunque ci opporremo alla chiusura dei piccoli ospedali, cosa che ritiene sbagliata anche il Ministro Balduzzi. Avvertiamo però il distratto Storace, che quasi tutti gli ospedali elencati da lui e dal Sole 24 ore sono già stati chiusi con il decreto 113 firmato dalla Polverini. E lui, insieme ad altri autorevoli rappresentanti del centrodestra, non ha fatto molto per difenderli, anzi».

Niente di nuovo sotto il sole tranne che forse ora il compito della Polverini, nei tagli alla sanità diventa più semplice perché potrà sempre dire che le scelte sono del governo centrale e come tali attuarle. Sembra quasi, che sui fatti, anche in Regione Lazio si possa formare “la maggioranza Monti” e già i beni informati parlano di riunioni; UDC, PD e Polverini per creare eventuali nuove alleanze. Il mandato popolare ha incoronato l’ex segretaria nazionale dell’Ugl e l’intuito politico del quale tutti parlano potrebbe portarla a scegliere una nuova strada per sganciarsi da un PDL allo sbando ed un Alemanno senza futuro. «Storace, in quanto a bufale, è ancora in gamba. Ma stia tranquillo, noi a differenza di lui pratichiamo la coerenza con assoluta coerenza e dunque ci opporremo alla chiusura dei piccoli ospedali, cosa che ritiene sbagliata anche il Ministro Balduzzi. Avvertiamo però il distratto Storace, che quasi tutti gli ospedali elencati da lui e dal Sole 24 ore sono già stati chiusi con il decreto 113 firmato dalla Polverini. E lui, insieme ad altri autorevoli rappresentanti del centrodestra, non ha fatto molto per difenderli, anzi. Scorrendo le pagine del decreto c’è una chiarissima tabella 4 con la sintesi dello scadenzario degli ospedali da chiudere: denominazione della struttura, comune di riferimento e anche data di cessazione di attività per acuti. Oltre all’ospedale Padre Pio di Bracciano che doveva chiudere i battenti il primo giugno del 2011 ed è salvo solo grazie a una sentenza del Consiglio di Stato, nell’elenco compare l’ospedale Coniugi Bernardini (Palestrina); Ospedale Angelucci (Subiaco); Ospedale Ss Salvatore (Palombara Sabina); Ospedale Villa Albani (Anzio); Ospedale di Ariccia; Ospedale di Acquapendente; Ospedale di Montefiascone; Ospedale di Ronciglione; Ospedale Marzio Marini (Magliano Sabina); Ospedale Francesco Grifoni (Amatrice); Ospedale civile Santa Croce (Arpino); Ospedale civile della Croce (Atina); Ospedale civile di Ceccano; Ospedale riabilitativo Ferrari (Ceprano); Ospedale riabilitativo civico di Ferentino; Ospedale civile in memoria dei caduti (Isola del Liri).

Per amore di precisione occorrerebbe anche dire che nei tagli della Polverini compaiono anche altri nosocomi, ma non vogliamo elencarli per non essere accusati di troppo puntiglio. Onorevole Storace, per riprendere le sue parole, questi sono gli ospedali che il governo (regionale) sostenuto dal suo partito ha deciso di chiudere nella nostra regione. Allora non spese una parola in loro difesa, oggi si scandalizza a scoppio ritardato di decisioni che sono già state prese. Certo è che appoggiamo la politica della lotta agli sprechi e siamo per la razionalizzazione delle risorse, ma visto anche che l’Italia, come conferma l’Istituto Health Management, è al quart’ultimo posto in Europa per spesa sanitaria pubblica pro capite, siamo decisamente contrari a ulteriori tagli che andrebbero a colpire l’offerta sanitaria sul nostro territorio».

carlitos