No del Fai all’ultimo attacco all’agro romano

0
30

Fai-Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra e Wwf, sono fortemente contrari alle trasformazioni urbanistiche proposte dal Comune di Roma sulle aree “di riserva” per l’attuazione del Piano di Housing Sociale.

Secondo le stime del Comune Comune sono 135 aree, per una cubatura edilizia di 20 milioni di mc; per costruirci 30.000 alloggi destinati a canone di affitto sociale. Si rendono così edificabili aree agricole per rispondere ad un fabbisogno abitativo di cui non si hanno stime. "E’ una nuova, reiterata aggressione all’Agro romano – aggiungono le due associazioni- un ingiustificato consumo di suolo agricolo in presenza anche di luoghi ad alto valore paesaggistico e ambientale, una inutile dilatazione delle periferie della Capitale a dispetto del polmone verde residuo. Non è con nuovo cemento che si può pensare di riqualificare le periferie urbaneı».

Fai, Italia Nostra e Wwf sottolineano come dalla sovrapposizione delle aree oggetto di trasformazione con le tavole di PTPR si evidenzi il fatto che molte aree ricadono in zone di valenza ambientale in cui le normative del Piano Paesistico Regionale non prevedono la trasformazione del territorio per l’uso residenziale. Non solo, ma ricordano l’enorme quantitativo di alloggi nuovi, vuoti in attesa di compratori, di cui le periferie sono colme. Secondo una stima di Fedilter si tratta di almeno 40.000 unità, dunque più che sufficienti a coprire la stimata domanda dei 30.000 alloggi. In alternativa ad una nuova espansione edilizia, al danno sul patrimonio agricolo e all'allarmante consumo di territorio, FAI, Italia Nostra e WWF chiedono al campidoglio di invertire la rotta e di adottare una politica di recupero e riqualificazione urbana, partendo dai circa 10.000 alloggi previsti dal piano Regolatore da destinare all’ affitto a canone sociale e concordato, e alla vendita agevolata. A questo fine l’Amministrazione capitolina potrebbe creare un tavolo di concertazione con le stesse imprese edili per definire modalità alternative di utilizzo di patrimonio edilizio esistente, tramite la vendita o l’affitto. In questo modo si potrebbe garantire ai costruttori un parziale rientro degli investimenti già realizzati soprattutto sugli appartamenti invenduti e all’Amministrazione un risparmio in termini di servizi e infrastrutture da realizzare».