Alemanno ci farà amare le tasse?

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L'8 maggio scorso Alemanno annunciava che dalla fine di quest’anno, sarà Aequa Roma a riscuotere le tasse dei romani mandando definitivamente a casa Equitalia.

Nella piagnucolosa nota del Campidoglio si parlava di «una risposta del sindaco nei confronti di tutte le persone che, in questo periodo, si sentono abbandonate, con i loro debiti, e non vedono un minimo di umanità in coloro che chiedono soldi e non danno in cambio nemmeno un po’ di sensibilità». A seguire un attacco alla crudeltà di Equitalia che non saprebbe distinguere «tra i veri evasori e i cittadini e le imprese in difficoltà», che fa «tutta l’erba un fascio andando alla cieca» e mette in difficoltà gli imprenditori e gli italiani in difficoltà che si sono tolti la vita, schiacciati sotto il peso dei debiti.

Ovviamente la nuova società «agirà in maniera più mirata, distinguendo caso per caso, stando vicino al territorio e ai cittadini e potendo offrire soluzioni di compromesso». Insomma un’azienda molto orientata al locale, che potrà offrire anche informazioni e supporto alla popolazione, «non solo incontrando la popolazione agli sportelli, ma anche a distanza, con le apposite sezioni del portale dedicate ai servizi al cittadino».

Così mentre il decreto Monti dovrebbe tagliare tutte le società in house del Comune che fatturino oltre il 90% per il Comune stesso, fra qualche mese dovrebbe funzionare a pieno ritmo questa nuova creatura di Alemanno, che renderà addirittura piacevole pagare le tasse. Ma c'è sempre qualcuno a guastare le nobili intenzioni del sindaco e ancora una volta è il consigliere del Pd Massimiliano Valeriani il quale insinua che anche Aequa Roma rischia di diventare l’ennesimo carrozzone alla stregua delle altre aziende Comunali «utile solo a pagare amici temerari che hanno creduto in questo sindaco ormai senza consenso». A parte il fatto che questa agenzia risulterebbe «dispendiosa» e forse inefficiente, ad oggi non si capisce ancora bene cosa ne sarà.

Quello che si sa per certo è che ha già 300 dipendenti, 5 dirigenti, un Amministratore delegato e un Presidente che qualche soldino debbono pur costare. Inoltre non mancherebbero i premi a suddetti dirigenti dai quali sarebbero esclusi i semplici impiegati. E non parliamo di bazzecole, ma di una media 25mila euro annui. «Insomma – conclude Valeriani – sembrano confermate le tabelle appena pubblicate del Ministero della Pubblica Amministrazione. Roma è la più generosa negli stipendi dei manager, tutti di gran lunga superiori alla prevista soglia del 70% dello stipendio di Alemanno che per il 2011 è stato di 117 mila euro. Come può questo sindaco, in tempo di crisi, chiedere ai cittadini romani di farsi carico degli aumenti delle tariffe e poi nelle aziende si buttano via risorse enormi?».

gl

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