Atac, un “riordino” che genera caos

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Sembra non avere fine la pazienza dei cittadini romani, in fatto di trasporti pubblici, con una scala di misura che, anche se elastica, corre ormai il rischio di rompersi. Una pazienza che mal sopporta i continui disservizi di Atac, le corse saltate dei treni urbani, l’aumento dei tempi di attesa alle fermate dei bus e nelle stazioni metro. Quello del “riordino” delle linee di superficie e i disservizi con l’entrata in servizio della B1 è il tema principale sui mezzi pubblici.

«Aspettiamo per decine di minuti autobus arroventati e vecchi treni sporchi, sotto il sole alle fermate o nelle metro respirando le micidiali Pm10, con l’umidità che ti si attacca addosso, con i display fuori servizio e le scarne informazioni “gracchiate” dagli altoparlanti» dice Vito De Russis, presidente della Associazione dei pedoni. Dall’11 giugno nulla è più come prima per oltre 600mila romani. «Un riordino del traffico che porterà benefici specie in IV municipio, valorizzando i collegamenti con le fermate di Fidene, Nuovo Salario e Nomentana della Fr1 e il centro commerciale Porta di Roma», disse l’assessore al Traffico Aurigemma.

Ma da quelle 41 linee modificate, 7 cancellate e 7 nuove, di questi benefici sembrano essersene accorti in pochi, perché in questo disservizio a tutto campo, chi ne fa le spese maggiori sono proprio le linee periferiche, come quelle del IV municipio. «Prima l’86, con l’ultima partenza da Termini alle 24, ci portava alla Bufalotta. Oggi, che arriva fino a Conca D’Oro e senza un notturno – dice Gioia – se esci di sera devi prendere un taxi per tornare a casa». «Il 308 fa capolinea a Cinquina – dice Angela che viene da Fontenuova -. Prima si prendeva tra la Nomentana e la Cesarina e arrivavi fino a Vigne Nuove. Oggi devo arrivare a Montesacro e poi tornare indietro». Linee come il 63 o l’84, nel II municipio, «con percorsi lunghi su e giù per i quartieri, stressanti anche per noi autisti», ci conferma uno di loro.

Ma quello che pesa è il cambio di mezzo per muoversi in città. Come per la signora Carla, che dalla Nomentana prendeva il 60 per andare alla Piramide, ma oggi arriverà solo a Termini. A vederla con il “senno del poi”, non avevano torto quei comitati di quartiere del IV municipio, a denunciare, durante le assemblee con l’assessore Aurigemma, quello che poi sarebbe successo con l’arrivo della B1. «Previsione facile, ma non per loro – dice Marcello – che con i paraocchi, da oltre un ventennio, tra “modernizzazione” e “sviluppo” hanno ridotto così Roma». Comunità urbane che non comunicano col cuore della città, se non a costo di migliaia di ore annue spese nei sui mezzi privati per raggiungere prima che siano saturi i pochi parcheggi di scambio attorno al Gra, per poi seguitare a soffrire sui mezzi pubblici.

Maurizio Ceccaioni