La metro B e i tempi della propaganda

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Anche ieri c'è stato un guasto tecnico sulla linea B, questa volta sulla tratta Rebibbia-Piazza Bologna. Alle 7.55 sono stati fatti scendere i passeggeri di un convoglio per precauzione, visto il malfunzionamento delle porte. Il servizio regolare è stato poi ripristinato.

Sono precauzioni che vanno prese, dice ad una radio l'assessore alla mobilità Antonello Aurigemma, anzi ci precisa che si erano rotte alcune porte. Roba da poco se non fosse che la linea B, ora anche in versione B1, potrebbe divenire la tomba dell'esperienza assessorile di Aurigemma che tuttavia gode di appoggi trasversali non indifferenti sulle questioni Atac. Un po' come nel coro dell'Aida ogni tanto rispunta il fatidico "partiam, partiamo", ma Aurigemma rimane saldamente (forse) al suo posto.

Intanto aumenta il novero dei suoi nemici fra i quali probabilmente lo stesso sindaco che dalle vicende di quella linea metro, inaugurata con sfarzosa prosopopea, sta uscendo a pezzi. Eppure almeno Aurigemma avrebbe dovuto essere informato dai vertici Atac delle difficoltà di attivazione della diramazione B1 sino a Conca D'Oro. Sarebbe bastato leggere "Cinque Giorni" e pochi altri quotidiani per apprendere già mesi prima, delle difficoltà riscontrate durante i collaudi che non potevano essere allora caricate sulle spalle dei lavoratori. Sindaco ed assessore anziché presentarsi nei cantieri con ridicoli caschi gialli di protezione, dovevano essere messi al corrente anche dei dettagli tecnici. Ad esempio dovevano sapere che il cambio del telecomando dell'Ansaldo aveva presentato vistose carenze già in fase di collaudo rispetto a quello precedente della Alstom 2008 dismesso.

Già la segnalazione ci era pervenuta dall'interno di Atac e oggi ci viene confermata dal coordinamento ferroviario del sindacato di base USB che agli inizi di maggio aveva scritto una lettera ai vertici dell'azienda di trasporto pubblico e per conoscenza a sindaco ed assessore. Oltre alle vicende del telecomando Ansaldo la lettera segnalava che ci sarebbero voluti 15 giorni pieni per testare quel sistema dalle ore 21 mentre la linea era in esercizio, ma non fu fatto. Sindaco ed Assessore avrebbero dovuto sapere che ancora due mesi fa la sala operativa era senza serrature e adibita a via di fuga in caso di incendio. C'erano poi state numerose segnalazioni e interventi in linea a causa di deviatoi che che non si manovravano, di istradamenti che non si annullavano, di segnali che non si aprivano, di telecamere che non funzionavano, di comunicazioni terra/treno a tratti impossibili. Tutte condizioni che secondo la lettera dell'USB "unite alla mole mancanze del nuovo telecomando B/B1 potrebbero rivelarsi 'letali' per lo svolgimento del servizio."

Questo ben prima dell'inaugurazione, le successive neghittosità o corporativismi dei conduttori dei treni potrebbero solo aver aggiunto danni ad un sistema comunque segnato dalla fretta e dai diktat del sindaco per l'apertura del servizio sino a Conca d'Oro. Quelli erano i tempi dettati dalla propaganda politica che Atac avrebbe anche potuto rifiutare. Risultato: ancora oggi la B e soprattutto la B1 rappresentano un problema in primo luogo per l'utenza vessata da uno stillicidio continuo di penosi disguidi.