«A Roma sodalizio tra mafie e illeciti inquietanti»

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Si sono svolti ieri a Palazzo Valentini, sede della Provincia, gli Stati Generali per la legalità a Roma e nel Lazio introdotti dalla relazione del segretario della Cgil Claudio di Berardino il quale spiega che lo schema è quello classico: dall’infiltrazione al radicamento per arrivare al controllo del territorio, grazie alla liquidità enorme di una malavita organizzata che non patisce la crisi. Dal lavoro nero al caporalato, dall’edilizia alla ristorazione, dall’acquisizione di beni immobili alle attività commerciali, dallo spaccio di droga all’usura, per arrivare alla corruzione della Pubblica amministrazione, la presenza di diverse organizzazioni criminali è distribuita in tutto il Lazio e soprattutto a Roma.

I numeri della Dda parlano chiaro: 68 confische solo lo scorso anno e di queste il 54% nella Capitale. Ma nella lotta alla criminalità incidono le restrizioni imposte dal Governo. «Non è stato semplice operare con 2mila poliziotti in meno», spiega il prefetto Pecoraro che pare non ami alzare i toni della discussione sulle mafie e parla preferibilmente di «piccole bande in città». Diversa la posizione di Giuseppe Pignatone, da poco a capo della Procura di Roma che di mafie se ne intende avendole contrastate duramente proprio in Calabria. Il quadro tracciato da Pignatone è realistico: «non siamo certo a Palermo o Reggio Calabria» avverte «ma questo non significa niente, non possiamo misurare le mafie con il bilancino, a Roma ci sono illeciti forse più inquietanti che in altre città». E incalza: «Le mafie le vediamo tutti, sono note, ma poi non riescono a tradursi in atti giudiziari. Camminiamo per le vie del Centro e diciamo 'quei locali sono della 'ndrangheta, questi altri della camorra» senza che nulla succeda. La corruzione e l'evasione fiscale allignano «e vi assicuro che hanno impressionato anche me», fenomeni di criminalità economica che vanno dalle frodi ai grandi fallimenti in danno del Fisco, ma che muovono quantità di denaro enormi. Il tutto legato dal ricco filo d'oro della droga che giustifica «buona parte degli omicidi consumati a Roma che hanno dietro quel mercato».

In città circola moltissimo «denaro di dubbia origine» che favorisce un «sodalizio tra mafie» che cercano di non fare rumore per operare indisturbate. «Una grande alleanza tra le forze civili e istituzionali» propone il presidente della Provincia Nicola Zingaretti. «La cultura della legalità – prosegue – è credibile solo con l’impegno della coerenza iniziando per primi a contrastare situazioni di illegalità diffusa, non solo malavitose. Come accade nella gestione dei cantieri dell’edilizia, che in nome della crisi e dell’emergenza calpesta leggi, regole e tutele. Bisogna fermare quelle pratiche di subappalto con sui si aprono le porte a piccole e medie imprese che non provengono dalla cultura della legalità». Ma per riconquistare i territori «c’è bisogno di volanti e forze dell’ordine» senza fraintendere la delega come disinteresse dei cittadini. Infatti la svolta si realizza portando la vita nei quartieri, ad iniziare dalla pianificazione urbanistica «senza dare sponda all’ideale di rendita fondiaria ». Nel corso della discussione si presenta il sindaco Alemanno che parla di un allargamento dell’area criminosa in città favorita dalla crisi economica che genera difficoltà sui territori, disagi sociali e un generale fenomeno di impoverimento. Per questa ragione molte realtà di quartiere diventano l’ultimo anello della catena dello spaccio unica via d’uscita alla difficoltà economica e «per questo c’è bisogno di un monitoraggio globale che non separi le forme di illegalità dalle forme di degrado».

L'assessore regionale alla Sicurezza Giuseppe Cangemi, dopo aver ricordato la funzione video-sorveglianza promossa e finanziata dalla Regione, affronta il tema contestato della vendita dei beni confiscati, affermando fra mormorii di disapprovazione «lo so, se volete è una provocazione, ma non ci sono soldi per gestirli e in America li vendono». Per la Cgil «i beni confiscati sono dei simboli e non si toccano», ma lasciando stare i simboli è noto che possono essere riacquistati facilmente dalla stessa criminalità organizzata tramite giri del tutto legali.

Gl