Il Caso : Rpr deve chiudere, ma assume ancora

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Il decreto Monti del 6 luglio taglia, e taglia parecchio nella pletora delle società pubbliche degli enti locali, cosiddette in House e che abbiano fatturato nel 2011 oltre il 90% solo a regioni comuni e province. Nel Lazio sono a rischio 2500 posti di lavoro che vanno sommati ai 4700 ministeriales prevalentemente concentrati nella Capitale. Così con la spending review dovranno chiudere anche la società informatica della Regione Lait, Sviluppo Lazio, Lazio Service, Arsial e altre 9 società che annoverano nei consigli di amministrazione decine di poltrone oggi saldamente spartite fra uomini della maggioranza di destra e prima dagli altri.

 
Anche fra le mega strutture capitoline si va diffondendo un fremito di preoccupazione perché la stessa sorte potrebbe toccare a Zetema (la società che si occupa di eventi e di iniziative culturali, notoriamente controllata dal sindaco che comunque dispone già di fondi per il suo gabinetto di 39 milioni) e Risorse per Roma, la società dei condoni e delle dimissioni del patrimonio comunale, tanto per intenderci. In attesa degli ineluttabili sviluppi verranno di certo bloccate le assunzioni che i vertici di RpR avevano in mente. Come noto queste vengono spartite fra i partiti, quando non assumono i caratteri di vere e proprie parentopoli dove non conta il merito, ma l'affiliazione politica, parentale e amicale.
Eppure, tanto per fare ancora un esempio, Risorse per Roma dopo aver riassorbito il personale di Gemma, la società alla quale erano appaltati i servizi fra i quali gli accertamenti dei condoni edilizi, è in procinto di stabilizzare 35 persone da poco assunte in condizione di precarietà.
 
Nobile intento se RpR non disponesse già di 650 unità in servizio. Il fatto è che non si tratta di semplici impiegati, ma alcuni dei 35 verrebbero stabilizzati con stipendi che variano dai 50 ai 90.000 euro. Orbene, se guardiamo alla struttura apicale di Risorse per Roma oltre al Consiglio di amministrazione ci accorgiamo che la struttura gode di ben quattro direzioni, fra le quali quella al personale inventata apposta per il sig. Tirrò da Tivoli che da membro del consiglio di amministrazione si fece nominare direttore per assicurarsi un futuro da dirigente. Ma il Tirrò è in buona compagnia perché RpR conta uno staff apicale di 14 dirigenti e 90 quadri.
 
Una vera pacchia occupazionale con i tempi che corrono. Eppure l'urgenza di nuove stabilizzazioni deve aver suscitato la curiosità del consigliere dell'Udc Pasquale de Luca che a suo tempo chiese al presidente Kappler, al dg Diacetti al direttore risorse umane (appunto) Tirrò e per conoscenza al prefetto Pecoraro, l'accesso agli atti.
 
De Luca chiedeva in sostanza nomi e qualifiche dei 35 stabilizzandi, mentre la successiva risposta di Risorse per Roma indicava la sostanziale correttezza delle procedure, senza tuttavia fornire nomi e qualifiche dei 35 stabilizzandi, in precedenza testati e considerati idonei da una società di consulenza debitamente pagata. Ma se De Luca si ritiene soddisfatto qualche mal di pancia affligge la maggioranza per questa vicenda. Ora è noto che RpR pur essendo una società del Comune può procedere per chiamata diretta scantonando i bandi, ecco allora che queste nuove assunzioni potrebbero presentare aspetti poco trasparenti, sempre che le forbici di Monti non blocchino tutto. In tal caso Risorse per Roma dovrebbe essere ceduta con regolare bando di gara ai privati che 650 dipendenti non se li terranno certamente sul groppone.
 
Giuliano Longo