Sanità in crisi: in Regione partiti in ordine sparso in attesa del 2013

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Forse per i cittadini del Lazio e di Roma in particolare, si tratterà di un brusco risveglio ma quello che sta accadendo nel mondo della sanità invita tutti a prendere atto di una situazione veramente grave e diversa da quella che si poteva immaginare solo 2 o 3 anni fa. In genere si tende a dire che il debito ed il deficit sono figli di una stratificazione della spesa e delle scelte compiute da tutte le maggioranze che si sono succedute. Questo pensiero non tiene conto della “grandeur” storaciana e della finanza creativa dell’allora assessore Augello.

Dal 2005 al 2010 sono cresciute le strutture, si sono moltiplicati gli accreditamenti, è aumentato il numero dei primari. Insomma si sono creati dei bisogni fittizi sui quali la macchina della politica regionale si è poi tarata. Chi è venuto dopo non è stato in grado di dare una sterzata decisiva ed ha soltanto interrotto la corsa verso il baratro. Ripensare ora alla chiusura dell’Ospedale san Giacomo da parte di Marrazzo, fa quasi sorridere, si tratterebbe adesso di una goccia nel mare. Negli ultimi 2 anni la crisi economica ed in qualche caso le gestioni truffaldine hanno portato alla quasi paralisi alcune strutture sanitarie di grande prestigio, su tutte l’IDI. Chi avrebbe mai pensato che la crisi avrebbe potuto riguardare anche il policlinico Gemelli.

Ora lasciando da parte i problemi particolari proviamo ad affrontare il tema in generale. In tutte le Regioni la spesa sanitaria assorbe tra il 70 e l’80 % delle risorse e da più parti si parla dell’opportunità di riportare la gestione della sanità sotto la responsabilità dello stato centrale. Se questo dovesse accadere, come auspicato da molti, forse sarebbe il caso di pensare seriamente alla sopravvivenza stessa delle Regioni. Dopo oltre 40 anni si possono tirare le somme e dire che questo organo legislativo e di programmazione è diventato una fonte di sprechi e di spesa senza controllo.

Torniamo però alla buffa situazione che si sta determinando alla Regione Lazio dopo il documento sulla spending review. Il Pd che aveva criticato il piano Polverini è costretto a rivedere il proprio pensiero alla luce dei voleri del Governo centrale che appoggia, mentre Storace che si era sempre schierato a fianco della Polverini si sente legittimato a fare il capopopolo sul documento del Governo che ripete sostanzialmente quanto contenuto nel piano di rientro dell’attuale maggioranza. Come finirà? quelli che sanno di politica dicono che la cosa migliore è non fare niente ed aspettare le elezioni di marzo 2013. Dopo quella data ricomincerà la partita di riposizionamento anche dei quadri regionali dei partiti ed inoltre PD e PDL scopriranno se sono ancora costretti a convivere.

Carlitos