Prati, la terra cede ma nessuno controlla

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E’ notizia di pochi giorni fa che a Prati, in via Faa di Bruno, i palazzi che circondano un cortile dove nell’autunno scorso sono iniziati i lavori per un parcheggio interrato, hanno cominciato a manifestare cedimenti, con spostamenti che hanno raggiunto i 7 mm in pochi mesi, perdita di verticalità degli edifici e fessurazioni in alcuni appartamenti. E questo solo in seguito alla costruzione delle paratie, a scavo ancora da iniziare.

Si potrebbe pensare che di fronte a simili anomalie scattino automaticamente lo stop degli uffici preposti ed i relativi controlli. Ma in questo caso non esistono uffici preposti a intervenire, se non i vigili del fuoco solo se gli stabili sono da sgomberare perché ormai pericolanti. Nessun soggetto pubblico ha l’autorità, non solo per correre ai ripari prima che i danni siano fatti, ma neanche per verificare “a monte” che i progetti siano fatti e realizzati a regola d’arte. Perché il parcheggio in questione è su suolo privato, e tutte le tutele previste per gli interventi su suolo pubblico per i malcapitati che hanno la sfortuna di trovarsi uno scavo nel proprio cortile o in quello del vicino sono, completamente inesistenti. Mentre per gli interventi del Piano Urbano Parcheggi (PUP) tutta la procedura è seguita dagli uffici del Comune, per quelli realizzati su suolo privato basta una semplice SCIA (Segnalazione Certificata d'Inizio Attività) all’Ufficio Tecnico del Municipio.

E così un’opera che prevede uno scavo di 20 metri, a pochi centimetri da palazzi costruiti negli anni ’30, viene autorizzata con il solito silenzio/ assenso. Ma soprattutto questi parcheggi, realizzati in base all’articolo 9 della Legge Tognoli, non comportano alcun obbligo di effettuare adeguate indagini geognostiche preliminari per verificare lo stato degli immobili contigui prima dell’opera, né di sottoporre il progetto esecutivo a una “Commissione Alta Vigilanza” e neanche un’assicurazione congrua per gli eventuali danni a terzi. Anzi, pare che per il cantiere in via Faa di Bruno non sia stata stipulata proprio nessuna assicurazione dalla ditta costruttrice. Di fronte a questa situazione i cittadini hanno dovuto difendersi da soli: pretendere i testimoniali di stato, pagarsi le apparecchiature di monitoraggio di tasca propria e infine rivolgersi al magistrato civile, che ha deciso di fermare i lavori di scavo in attesa delle perizie dei Consulenti Tecnici d’Ufficio che dovrebbero essere consegnate a giorni. Ma c’è da chiedersi come sia possibile che in una città come Roma non si preveda il minuzioso controllo dei progetti che comportano scavi impattanti, operato da un ufficio specializzato che assicuri procedure sicure e tutele uguali per tutti. E’ prerogativa del Sindaco garantire la sicurezza dei suoi cittadini. E di dare risposte efficaci quando vengono segnalati pericoli.

Anna Maria Bianchi

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