Alemanno riparte dal basso con la civica “Rete attiva”

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Dopo aver guidato in moto venerdì notte i vigili nel blitz a caccia di mignotte, Gianni Alemanno si è concesso ieri un balzo sui grandi temi della politica nazionale facendo finta di ignorare che il Pdl è morto per lasciare spazio alla nuova Forza Italia guidata personalmente da Silvio Berlusconi. Così, per una formazione politica autocratica basata sui soldi e sul carisma del suo inventore, Gianni continua ad invocare, come se niente fosse, la consultazione degli organismi dirigenti, da sempre tappetino del fondatore e le primarie, invenzione di Alfano e di chi sino all'altro ieri lo riteneva degno successore di Berlusconi. Ma avendo capito l'aria che tira e soprattutto non essendo alla guida degli ex An peraltro invitati da Galan a levarsi dai piedi, dal cilindrone della sua intervista a Repubblica il sindaco di Roma tira fuori il conigletto delle liste civiche ed in particolare della sua: Rete Attiva, il suo orticello personale già dissodato e lautamente finanziato in vista delle comunali del 2013.

L'idea non appare poi gran che originale visto che alle liste civiche ci pensa da tempo anche il Cavaliere ispirato dalle pressanti sollecitazioni di Daniela Santanchè che negli ultimi tempi si è impegnata a scimmiottare tutte le invenzioni dei grillini, dall'uscita dell'euro alla abolizione del'Imu. Tant'è vero che domenica scorsa in una intervista al Fatto Quotidiano il nuovo pupillo di Berlusconi, l'imprenditore friulano Diego Volpe Pasini indicava la possibilità di liste, anche “a tema", con la destra di Storace, Romagnoli di Fiamma Tricolore e i pensionati tanto per recuperare consenso a destra ma anche a marcare la distanza dagli ex aennini.

Se le cose stanno così Alemanno, nonostante il suo incontro di domani con il Cavaliere, risulta del tutto ininfluente sulle strategie future e sulle sorti della rinata Forza Italia. Che Gianni non sia amato dal Cavaliere che lo ritiene un perdente non è certo una novità. Se fosse per Silvio gli preferirebbe addirittura Storace quale candidato al Campidoglio, il quale, pur non facendo parte del Pdl è sempre stato un alleato leale del Cavaliere contrariamente al sindaco che già agli inizi di quest'anno aveva cominciato a 'rottamare' l'astro declinante del padrone a suo avviso spompato e senescente. Questa mossa avrebbe potuto avere un senso se Alemanno si fosse qualificato quale esponente di punta degli ex An che da tutta la vicenda politica italiana ne stanno uscendo maluccio. Ma i La Russa, Matteoli e Gasparri non se lo sono filati di pezza lasciandolo ad organizzare cene pranzi e merende con i vari Urso, Ronchi e pochi altri che nel Pdl contavano come il due di briscola.

Così Gianni riparte dal basso, ma proprio dal basso, con la sua Rete Attiva senza nemmeno mettere in piedi un simulacro di unità nella destra romana e con Renata Polverini che gli fa concorrenza con la sua formazione Città Nuove. C'è poi un altro problemino che angoscia il nostro sindaco. Con i sondaggi che circolano, nella migliore delle ipotesi, il partito di Berlusconi rischia di perdere metà dei suoi parlamentari creando ulteriori difficoltà per Alemanno che vorrebbe trovar rifugio presso le Camere in caso di sconfitta alle comunali. Nè il sindaco di Roma brilla per popolarità visti gli esiti a dir poco scadenti del suo governo nella Capitale.

Quindi urge salvare il soldato Gianni, ma occorrerebbe quantomeno il consenso di tutta la destra romana e delle sue rissose correnti. Può darsi che la chiusura del bilancio riesca a soddisfare tutti, ma può anche essere che non tutti siano disponibili ad immolarsi con Gianni asserragliati nell'ultima ridotta di mussoliniana memoria. Soprattutto se il mix esplosivo delle indagini in corso da parte della magistratura dovesse scoppiargli fra le mani nei prossimi mesi. Rebus sic stantibus non sarà certo Berlusconi a tendergli una mano pietosa. Lui i suoi voti ce li ha, almeno quanto basta a granatigli un peso nel futuro della politica italiana. Alemanno invece è con le spalle al muro, il che lascia presagire una campagna elettorale sempre più pesante e senza esclusione di colpi.

Giuliano Longo