Zingaretti lancia la sfida ad Alemanno: «Mi candido a sindaco di Roma»

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«Bisogna selezionare una nuova classe dirigente per Roma con nuovi metodi. Non vogliamo più i fedeli nei posti di potere per servire il principe, vogliamo i migliori al posto giusto». Nicola Zingaretti promette una “rivoluzione democratica” e – dopo mesi di voci, mezze ammissioni, “fughe di notizie” – ieri sera ha dipanato ogni dubbio: «mi candido a sindaco di Roma». Un annuncio ufficiale, atteso dai cronisti, forse scontato per il popolo del Pd romano, ma le parole del presidente della provincia di Roma hanno rassicurato i tanti presenti in Piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, riuniti dopo un tam tam di inviti filtrati dai social network, che si sono lasciati andare in un liberatorio e scrosciante applauso.

Centinaia di persone in piazza per ascoltare Zingaretti in “Festa Popolare. Ne abbiamo combinate di tutti i colori” apparentemente voluta per fare il punto sui 4 anni di governo a Palazzo Valentini, in realtà un palco dal quale è partita la sfida per il Campidoglio. Centinaia di persone radunate, tra loro qualche “vip”, Ettore Scola, Simona Marchini, Stefano Dominella, «senza imbrattare l'intera città con manifesti», ha detto Zingaretti, sottolineando l'importanza dell'uso dei social network, delle nuove tecnologie, come il wi-fi gratuito, tra i punti di programma della sua corsa a Palazzo Valentini.

E ieri sera, davanti ai simpatizzanti del Pd, ai tanti volti “noti” della politica del centrosinistra romano, Zingaretti ha ripercorso la sua esperienza in Provincia, facendo ben intendere, prima dell'annuncio, che i tempi erano maturi per puntare alla poltrona più alta della città. E lo ha fatto parlando di sicurezza, legalità, trasparenza, in un gioco di fioretto che, sulla vicenda Acea, ha anticipato quel che sarà la campagna elettorale che lo contrapporrà al candidato del centrodestra, dunque presumibilmente il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Privatizzare Acea è una follia e ringrazio le opposizioni in consiglio comunale – ha detto – che hanno impedito che questa vendita avvenisse. Privarci di Acea, la più grande azienda della città, legata allo sviluppo di Roma, proprio in un momento in cui abbiamo bisogno della massima innovazione, significa non amare la città». Acea, l'ambiente, la trasparenza, la pulizia morale, l'attenzione ai giovani, ad un ritorno ad una comunità che si nutre di attenzione verso l'altro e che combatte l'isolamento dei deboli. «Noi non voltiamo la testa dall'altra parte» dice spesso Zingaretti e la Roma che sogna e che ieri sera ha tratteggiato è fatta di «una grande alleanza civica, fatta di partiti, persone, associazioni e movimenti» naturalmente passando per le primarie e attraverso una campagna elettorale che non sarà caratterizzata da spese folli, ma da un "porta a porta" alla ricerca del contatto con i romani. E la campagna elettorale partirà a «settembre, apriremo i comitati e faremo il sito romapartecipa.it, per raccogliere le idee migliori». (asca)