Atac “in ferie”, i romani restano a piedi

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Le ferie sono sacre solo all'Atac. Agli ignari viaggiatori del Tpl romano non sarà certamente sfuggito fra i vari degradi che colpiscono la Capitale anche quello del trasporto pubblico dalla seconda metà di giugno in poi. Ogni giorno scriviamo su queste pagine di disservizi e disagi, ma rischiamo di passare per cassandre interessate data la nostra nota disaffezione verso il sindaco e quasi tutta la sua giunta. Si dà tuttavia il caso che fra i pochi superstiti, il sottoscritto non sia munito di patente di guida e quindi risulti un affezionato e costante utente di tutta la rete Atac che, va pur detto, è una delle più vaste fra le capitali europee che abbiamo frequentato.

Ebbene, terminate le scuole, mentre i conduttori della metro B rischiano ogni giorni insulti se non peggio, mentre viene ridisegnato in modo sbilenco l'assetto delle linee di superficie attigue alle fermate della B1, mentre si va combattendo una sorda battaglia fra partiti (tutti) per il controllo della macrostruttura dirigente dell'Atac e corrispettive laute prebende, si va levando dall'utenza un minaccioso mormorio contro un servizio che palesemente latita. Come se tutti ormai fossero al mare, in montagna o nei veri paradisi caraibici ad arrostirsi le chiappe, mentre anche la più disinformata gazzetta fa sapere che i romani hanno ridotto il periodo di ferie e soprattutto che molti di loro non hanno nemmeno i soldi per andarci, in ferie. Si dà anche il caso che 'gli indigenti utilizzatori di mezzi pubblici' appartengano agli strati sociali che vengono pietisticamente definiti 'deboli' e che il mezzo pubblico lo usano obbligatoriamente (non disponendo di autista e trovando impraticabili le tariffe dei taxi,) sobbarcandosi l'aumento delle tariffe e l'onere delle tessere.

Questo volgo che nome non ha, da quasi un mese attende pazientemente nell'afa tropicale gli autobus per decine e decine di minuti, quando non saltano la corsa costringendoli ad una attesa minima di tre quarti d'ora. L'attesa del vascello fantasma dura tuttavia mediamente dai 20 minuti alla mezz'ora. Volete un elenco di queste linee virtuali personalmente sperimentato. Dopo le 9 di mattina 16, 85, 671, 714, 160 e negli ultimi tempi anche il 30, 628, 81 e tante altre che dopo le ore 20 vanno vieppiù rarefacendosi per la gioia degli utenti costretti a fraternizzare in calche inumane sui mezzi talora senza aria condizionata come il 714.

Si dà il caso che la vecchietta o il pensionato spesso non siano muniti dello smartphone che consentirebbe di accedere loro al portale Muoversiaroma.it, dal quale si dovrebbero ricavare l'orario di passaggio dei mezzi alla propria fermata d'attesa. Ma anche i privilegiati che si trovino a sfruttare tale provvido supporto tecnologico si accorgono con terrore che sempre più spesso è “non disponibile”, con l'inutile avviso a riprovare più tardi. Il bello è che, quando funziona, indica il passaggio di un autobus irrimediabilmente votato al DEPOSITO. Roma, nonostante questa amministrazione, è una città tranquilla un tempo paciosa ed accogliente, ma Atac (con o senza macrostruttura) sta davvero dando prova di un decadimento del servizio che da anni non si registrava. Bastano le ferie del personale a giustificare questa situazione? Non sappiamo, ma il rischio che il sordo brontolio diffuso alle fermate si trasformi in dura protesta è reale, come dimostrano le recenti aggressioni. La gente vuole arrivare in ufficio e a casa e a punire i responsabili “apicali” con il voto manca quasi un anno. Troppo.

Giuliano Longo