E De Palo “apparve” tra i comunisti

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Web, rifiuti, verde, decoro, trasporti per un programma condiviso con comitati, associazioni, giovani e cittadini. Con queste premesse e promesse Nicola Zingaretti si candida ufficialmente alla competizione per le comunali del 2013. Non è certo una novità, ma il presidente della Provincia ha voluto lanciare la candidatura tracciando un bilancio dei suoi quattro anni di lavoro. E lo ha fatto in piazza a Trastevere, a san Cosimato dove lunedì sera è convenuto il popolo di Nicola nel più tradizionale e tipico happening della sinistra.

Certo, il candidato sindaco parteciperà alle primarie della coalizione che si contrapporrà alla destra di Alemanno, ma ha fatto chiaramente intendere che in caso di vittoria si circonderà di capaci e meritevoli al di fuori delle logiche spartitorie dei partiti e delle correnti che in questa fase storica rischiano di condannare alla sconfitta.

Che la campagna elettorale fosse già entrata nel vivo lo si era capito lunedì quando i consiglieri provinciali della destra, come abbiamo scritto, hanno presentato il loro dossier di 30 pagine sulle malefatte dell'amministrazione provinciale definendo Zingaretti, uno spendaccione a scapito di scuole e strade di sua competenza. Guarda caso, proprio il giorno in cui il Presidente si sarebbe presentato alla folla dei suoi supporters. Un altro scatto di quel meccanismo ad orologeria che Alemanno ha predisposto da tempo per ricostruirsi una immagine logorata e contrastare un avversario che non solo da oggi teme. Ma tant'è, questo sono le campagne elettorali: delle guerre senza esclusioni di colpi spesso fra la generale indifferenza.

Pur sorvolando sull'iniziativa di Zingaretti, della quale ieri debordavano tutte le cronache romane dei quotidiani, qualcuno ci ha segnalato un fatto davvero curioso occorso mentre Nicola arringava i suoi in piazza. Sarà per via dei sandali perennemente indossati, sarà per la sua austera figura che svettava in mezzo a tutti quei comunisti, fatto sta che qualcuno ha notato la presenza dell'ex aclista, penitente e cattolicissimo assessore De Palo fra la folla. Sono subito circolate alcune ipotesi che giustificassero quella presenza ed escluso un gesto di narcisistica esposizione al popolo, escluso il ravvedimento operoso di un penitente deciso a cambiar bandiera, qualcuno ha malignamente suggerito che lì ce l'avesse mandato lo spin doctor di Alemanno Luigi Crespi per scrutare il successo dell'iniziativa, ma soprattutto metabolizzarne con mente aperta i messaggi.

Eppure in quella casuale presenza si poteva scorgere un ecumenico e pastorale atto di perdono nei confronti di chi si appresterebbe a ad affossare l'esperienza di governo della destra romana. La nostra ipotesi è molto più semplice e credibile. Mentre Alemanno è indaffarato nella caccia notturna alle mignotte e guida personalmente il popolo degli zingari da un campo all'altro sul copyright di Mosè, Di Palo non ha molto da fare e bighellona per la città afferrando al volo spunti ed idee per riempire il vuoto ideale, culturale ed etico che il suo sindaco (sempre amato) ha lasciato ad una città ormai spossata.

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