Muse, il Pup è in area vincolata

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Ci piacerebbe assai unirci all’entusiasmo dell’on. Vannini per l’inaugurazione del nuovo giardino costruito sopra il parcheggio interrato multipiano di Piazza delle Muse. E dobbiamo riconoscere che la sistemazione è decisamente raffinata e di certo, insieme alla non lontana piazza Santiago del Cile, una delle migliori di quelle realizzate sui “Pup” – i parcheggi privati sotto il suolo pubblico – della Capitale. Anche se più che un giardino ombroso e frequentabile sembra una grande aiuola.

Ma non ce ne voglia Vannini se, ricostruendo la storia del park di Piazza delle Muse useremo toni meno esaltanti, anzi, decisamente tristi. Perché questa non è una storia a lieto fine, anche se i cittadini – giustamente – dopo anni di cantiere hanno tirato un sospiro di sollievo. E anche se il delegato ai parcheggi Vannini è arrivato sulla scena del PUP troppo recentemente per potergli attribuire responsabilità pregresse. Ma dobbiamo ricordare che tutta l’area, appartenente alla “Valle del Tevere”, era vincolata e quindi non si sarebbe dovuto fare nessun parcheggio.

All’inizio del 1995, l’assessore regionale all’urbanistica dà lo stesso l’autorizzazione, ma qualche mese dopo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali annulla la determinazione regionale “ritenendo che l'intervento proposto risulta di grande impatto sulla natura boschiva della zona e minaccia di sconvolgere un assetto orografico di grande interesse ambientale” rilevando che “la realizzazione del progetto avrebbe comportato l'alterazione di tratti paesaggistici che costituivano la ragione stessa per cui la località è stata sottoposta a vincolo ed inoltre che l'autorizzazione risulta viziata di eccesso di potere”. Questo in un paese normale avrebbe dovuto mettere una pietra tombale sul progetto; invece dopo un ricorso al TAR che conferma l’annullamento dell’autorizzazione, nel 2001 il Consiglio di Stato annulla l’annullamento, non nel merito, ma a causa della tardività dell’intervento dei Beni Culturali.

E così il progetto va avanti. Un’intera collina con decine di alberi, tra cui una trentina di quercus ilex, viene sbancata per far posto al cantiere e per costruire un tunnel di accesso al parcheggio da Via della Moschea. Dall’apertura del cantiere del parcheggio a oggi, quello che era un rigoglioso polmone verde è stato irrimediabilmente devastato: sono solo una dozzina le querce superstiti, gli alberi eliminati saranno sostituiti da alberelli di pochi centimetri di diametro, e il “parco” dovrà convivere con un tunnel, pozzetti di areazione, griglie e andirivieni di auto. Ne valeva la pena? Fino a quando si continueranno a rimuovere vincoli e alberi per trasformare spazi pubblici in spazi privati come box da vendere a decine di migliaia di euro? Non sarebbe stato meglio costruire il parcheggio da un’altra parte, come aveva chiesto una mozione bipartisan del II Municipio nel 2002? E, visto che ormai “quello che è fatto è fatto”, non potrebbe qualcuno impegnarsi perché non possano più succedere episodi come questo?

Anna Maria Bianchi
portavoce del Coordinamento
dei Comittati NO PUP  

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