Destra romana, regno della confusione

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Pare proprio che nella destra romana, un tempo più o meno compatta attorno al suo sindaco, regni sovrana la confusione. Dimostrazione lampante lo strombazzato incontro Gianni/Silvio, la termine del quale Alemanno annuncia con preveggente acume politico (nun se poteva tenè er cecio in bocca) che il Cavaliere non si ricandiderà, beccandosi senza fiatare la smentita dello stesso Berlusconi il giorno dopo.

Roba da far arrossire se non fosse che a livello nazionale del Pdl, le opinioni di Gianni contano come il due di briscola. Così, mancando una guida, un capo vero alla destra romana e mentre a livello nazionale il futuro degli ex An se lo giocano fra loro Matteoli, Gasparri, La Russa e pochi altri intimi, ciascuno nella Capitale, “se la canta e se la sona” come vuole.

Ad esempio Andrea Augello, sponsor della vicesindaco Belviso e senatore, non cede di un millimetro «sull'istituzionalizzazione delle primarie» tanto da promuovere una manifestazione (di massa?) a piazza a San Giovanni venerdì sera. Nel frattempo il sindaco punta sulle liste civiche quali “Rete Attiva per Roma” che verrà lanciata oggi, e “Identità cristiana”, che lista civica diventerà presto. Ci dicono che per le liste il fido segretario del sindaco Lucarelli stia sudando le sette camice per reperire qualche straccio di intellettuale da inserire, ma per ora i risultati sono piuttosto scarsini e poi non è che Lucarelli leghi molto con il pensiero colto.

Ad alimentare la confusione ed il nervosismo del sindaco c’è poi la notizia, rilanciata anche ieri da Dagospia, di una possibile candidatura ‘moderata’ delle ministre Cancellieri (notizia da noi anticipata mesi fa) o in alternativa Severino, candidatura che verrebbe sostenuta da pezzi di Pdl e centristi vari (il nuovo che avanza). Anche se l’Udc è ancora spaccata fra coloro che vorrebbero allearsi con Zingaretti e i seguaci del vicepresidente della Regione Luciano Ciocchetti che mira a far lucrare il suo partito ove, come probabile, si arrivasse al ballottaggio. Tutti ragionamenti e velleità che non tengono presente la grande incognita del possibile voto politico anticipato a novembre, magari in coincidenza con quello delle comunali, sempre che nel frattempo Alemanno trovi una uscita di sicurezza parlamentare alla sua possibile sconfitta.

Nella più assoluta incertezza politica troppi galli nel pollaio della destra cantano facendo passare il sindaco, che vorrebbe addirittura rottamare Berlusconi, per la semplice pedina di un gioco confuso. Canta Augello, che vorrebbe tirare la volata a Gianni finchè gli farà comodo; canta l’ex ministrina Meloni megafono dell’onnipresente Rampelli; canta l’assessore alla mobilità Aurigemma non ancora dimissionato, forte di un manipolo di consiglieri strategici, si agita l'on. Piso che attende sulla sponda il passaggio del cadavere di Aurigemma che sui trasporti gli tolse la primazia. Ma strilla anche più forte il sindaco che sulla delibera Acea, ancora sub iudice al Consiglio di Stato e con Rampelli che ogni tanto ci ripensa, richiama i suoi all’ordine: «O con me o contro di me», scriveva ieri il Corriere della Sera.

Insomma, un bailamme di bassa politica che a Roma va ben oltre le ambasce di un Pdl nazionale in crisi di identità, ma si colora di pochade se si considera che lo stesso assessore al Bilancio Lamanda dichiarava alcuni giorni fa che senza la delibera Acea e la holding delle società capitoline non si è ancora in grado di definire il bilancio. Alemanno è alla frutta, lo sa lui, lo sanno i suoi, lo dicono i sondaggi e lo spiegano i beninformati quando raccontano che il sindaco da tempo cerca una onorevole via di fuga. Le primarie! Ecco la bella pensata che fa tanto demo-fico. Magari nella più totale bagarre e solo a Roma, capitale dello stato confusionale e delle nevrosi ex aennine.

"O con me o contro di me", "Roma o morte" e via pazzeggiando, Gianni lo può dire solo ai suoi peones di improbabile rielezione e non ancora satolli, ma a destra c'è già chi gli sta segando l'erba sotto i piedi magari strizzando l'occhio a Storace o ai centristi. Per non parlare di Berlusconi che Gianni l'ha già segato da tempo. Penosi giochi di potere che lasciano indifferente un popolo che alla destra consegnò il potere che nessuno vuol mollare senza prima pararsi le terga. Si sgretola così un sistema che per oltre quattro anni di "potere" si è bulimicamente nutrito senza sobriamente "governare" nell'interesse collettivo.

Giuliano Longo