Per Gianni fiducia sotto terra

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Lo spettro della sconfitta si aggira sul Campidoglio ed Alemanno, anziché compulsare maghi ed indovini, si affida ai sondaggi: ma questa volta non si tratta delle solite rilevazioni pre-elettorali che possono essere in qualche modo condizionati dalle parti in causa perché, si sa, ognuno tira l'acqua al proprio mulino soprattutto se a macinare è il committente.

Questa volta parliamo di una rilevazione di gradimento per la quale gli intervistati rispondono ad una semplice domanda: "Quanta fiducia ha nel sindaco Alemanno". Domanda che determina lo share, un po’ come per i programmi televisivi. Ebbene, grazie a fonti interne al Campidoglio (perché di lì arrivano le notizie e non dalla nostra perfida mente) abbiamo avuto la ventura (sventura per Alemanno, come vedremo) di prendere visione di questi dati che praticamente sotterrano il sindaco di Roma, forse il meno amato d'Italia. Eh si, perché secondo questa rilevazione effettuata fra i romani (una fra le tante commissionate e forse la migliore per lui) se il 2% degli intervistati nemmeno lo conosce, il restante 98% lo conosce e come. Con il bel risultato che il 28% non ha assolutamente nessuna fiducia nel sindaco, il 39% ben poca, mentre i suoi entusiasti supporters si riducono ad uno sconsolante 5% e uno striminzito 27% sarebbe ancora orientato a tenerselo per altri cinque anni. Avanza un 1% che non sa proprio cosa dire. Insomma quasi sette persone su dieci non si fidano di Alemanno.

Ora, che questo quadro possa avere un indubbio riscontro elettorale è evidente, anche se nel giudizio della maggioranza dei cittadini c'è qualcosa di più: il rifiuto di una politica, di un sistema di governo, della qualità di una gestione amministrativa e soprattutto del leader che per quattro anni l'ha incarnata, proprio lui, Gianni Alemanno. Si ricorda che all'inizio del suo mandato davvero godeva del 60% dei consensi per come aveva toccato temi sensibili al vivere quotidiano quali la sicurezza, ma soprattutto proponendosi come il terminator del sistema veltroniano. Un consenso largo che ricomponeva in qualche modo gli interessi dei poteri forti e quelli delle borgate che si sentivano trascurate. Affermare che la perdita di consenso e credibilità in soli quattro anni sia dovuta solo a una martellante campagna mediatica è evidentemente falsa. Nè si può dire che Alemanno sia stato oggetto di una particolare aggressività da parte delle opposizioni, almeno fino all'inizio delle danze sulla delibera Acea.

E allora? E allora è evidente che pur nella diffusa indifferenza e diffidenza nei confronti della politica politicante, la gente (il senso comune diffuso) percepisce che Roma, la Capitale, è sempre meno vivibile ben oltre le ambasce di una crisi che ormai si delinea globale. Da qui a dire che soffi il vento del rinnovamento alimentato da programmi radicalmente innovativi ce ne corre. Forse ai romani sarebbe sufficiente ristabilire un tessuto di trasparenza e legalità che le parentopoli piccole e grandi hanno lacerato. Sarebbe sufficiente un minimo di efficenza e di buon governo della quotidianità sorretto dalla partecipazione dei cittadini. Insomma poche e semplici cose che ristabiliscano quell'ordine delle regole minime che caratterizza la buona amministrazione locale in tempi di vacche magre, anzi magrissime. Di qui la vanità delle convulsioni di una destra romana che nemmeno si prepara a rappresentare, dopo le comunali, una opposizione liberale e democratica, ma che si aggrappa ai brandelli di potere ancora disponibili in attesa della 'notte dei lunghi coltelli' nella quale tutti i conti fra le fazioni si regoleranno.

Un'ultima considerazione. Questi dati dimostrano che la politica dell'immagine, gli spin dottor, gli uffici stampa megagalattici, le kermesse, le luminarie, i vari stati generali ecc. ecc. ecc. non pagano, non spostano di una virgola o di un decimale una opinione pubblica che guarda al sodo e sa giudicare. Allora, mentre Gianni continua a monitorare l'opinione pubblica con periodiche e costose rilevazioni, tocca solo capire se il sindaco trascinerà tutti i suoi nel suo probabile baratro o accenderà la miccia della totale implosione della destra capitolina, mentre lui cerca una personale via di fuga.

Giuliano Longo