Nuovi cambiamenti ai vertici Atac

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Dunque, pare proprio che l'avvocato Francesco Carbonetti da Viterbo, attuale presidente del Cda di Atac, debba assurgere alla presidenza di Fonsai, il grande gruppo assicurativo che fu la cassa di Ligresti oggi in transito verso la tormentata acquisizione da parte di Unipol.

Una vicenda complessa e finanziariamente strategica tanto che su quel nome avrebbe puntato il vecchio e potente imprenditore siciliano per essere in qualche modo rappresentato nei futuri assetti della società ormai fuori dal suo controllo. La notizia in se può suscitare interesse nel mondo della finanza, ma risulterebbe del tutto irrilevante per il comune cittadino e soprattutto per gli utenti del trasporto pubblico capitolino, se non fosse la spia di un malessere che sembra travolgere ancora una volta i vertici di Atac. Vertici faticosamente usciti dalla transazione bipartisan fra i partiti di maggioranza ed opposizione solo agli inizi della scorsa estate, dopo le precedenti dimissioni dell'Ad Basile.

Il travagliato riassetto fu appena sfiorato da polemiche sulla lottizzazione politica, ma subito dopo, tanto per gettare un po' di fumo,  si fece un gran parlare del nuovo piano industriale promesso addirittura in sede di Consiglio di Roma Capitale, piano che avrebbe dovuto miracolosamente soppiantare quello che lo stesso Basile aveva tenuto nel cassetto ma del quale già circolavano indiscrezioni fra le quali l'inevitabile aumento delle tariffe che sarebbe stato introdotto il 25 maggio di quest'anno. Dopo la bufera di parentopoli parve che il nuovo vertice si orientasse verso una decisa azione di risanamento che nonostante tutto, portò ad un minimo contenimento delle disastrose perdite di fronte al permanere del mostruoso e cronico deficit di bilancio e conseguente indebitamento che fanno della più grande società di trasporto pubblico locale, con i suoi 11000 dipendenti, la società del settore più disastrata d'Italia.

Certo, la botta, almeno in termini di immagine, all'azienda gliela aveva data la vicenda delle assunzioni allegre volute dalla corte di Alemanno, ma è anche vero che le radici del dissesto vengono da molto lontano e comunque sono in parte anche il frutto di una lottizzazione politica che lascia ampio margine alle rigidità e addirittura ai corporativismi dei quali i fortissimi sindacati sono i primi corifei. Su parentopoli ci lasciò le penne l'allora assessore Marchi, oggi caduto nel completo oblio, sostituito proprio al luglio dell'anno scorso, nel corso dell'ennesimo rimpasto di giunta voluto dall'insicuro sindaco, dal volitivo e giovane Aurigemma che puntò tutte le sue carte sull'avvio della metropolitana B1, forse affrettatamente inaugurata con l'esito disastroso per l'utenza che tutti conosciamo.

Ma evidentemente l'Ad Tosti non sentiva gran che sicura la sua poltrona, quindi prima delle ferie, in accordo con il direttore generale Cassano, pensò bene di mettere mano alla cosiddetta 'macro-struttura, ovvero ai vertici di Atac proponendo una serie di spostamenti, promozioni e liquidazione di dirigenti che trovò l'immediata opposizione di parte della maggioranza, inducendo Alemanno, in un primo tempo consenziente, a bloccare tutta l'operazione. I vertici Atac non si toccano quindi, o almeno non li deve toccare l'amministratore delegato Carlo Tosti soprattutto alla luce della notizia che va trapelando e che vede l'Ad sul piede di partenza con armi e bagagli.

Insomma alla macrostruttura, se mai si farà, metteranno direttamente mano Aurigemma e l'onnipotente Fabio Rampelli che su quella poltrona vuol piazzarci un suo uomo. I giochi vanno fatti subito per lasciare il segno prima delle elezioni del prossimo anno e quindi il sindaco, che ormai va dritto verso le primarie di gennaio, un tal favore non lo può proprio negare al camerata Rampelli che si è conquistato via via rilevanti posizioni di potere negli assetti economici e amministrativi capitolini. Tosti e Carbonetti se ne vanno; uno verso una prestigiosa poltrona, l'altro verso un futuro che non sarà certo di miseria e disoccupazione, ma le caselle di potere che lasciano libere verranno immediatamente occupate, perché, a quanto pare, queste sono le faccende vere che interessano in Atac, per il resto si può tirare a campare nell'inefficienza e nel disservizio che in questi mesi di ferie hanno raggiunto livelli da terzo mondo. Parola di utente.

Giuliano Longo