La delibera Cam spiegata da comitati e consumatori

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Può il Comune cedere tre mercati rionali situati nel cuore dei quartieri più pregiati della città (Parioli, San Giovanni, Trieste) a una ditta privata, senza alcuna gara di evidenza pubblica? E può prevedere una variante urbanistica che permetta l’abbattimento e la ricostruzione degli edifici con vari piani di negozi, appartamenti di lusso e uffici in più? E può farlo barattando il valore immobiliare dei mercati con la costruzione di alloggi per housing sociale, anche questa affidata alla stessa ditta, senza alcuna gara?

Quando, il 24 gennaio 2012, abbiamo ottenuto l’audizione alla Commissione Patrimonio e Politiche Abitative, chiamata a esprimere il suo parere sulla Delibera 129, che avrebbe poi dovuto essere votata dall’Assemblea Capitolina, avevamo tantissime questioni da discutere. Non riuscivamo a capacitarci dell’intenzione di distruggere edifici storici (il Mercato Metronio del Morandi è addirittura nelle antologie dell’architettura contemporanea) che avevano solo bisogno di una semplice (e relativamente poco costosa) ristrutturazione. E ci sembrava inaccettabile che un mercato, uno dei pochi luoghi pubblici tradizionali sopravvissuti all’invasione dei centri commerciali, anziché venire rilanciato come pulsante spazio sociale potesse venir trasformato nella brutta copia di un supermercato, senza alcuno scrupolo per il destino degli operatori. Ma queste erano scelte che riguardavano la sfera “politica” dell'amministrazione, che ha il potere di prendere decisioni anche impopolari in nome di quello che ritiene l’interesse generale.

Le nostre domande più urgenti riguardavano proprio questo “interesse generale” – che non riusciamo a percepire – e abbiamo voluto porre questioni in merito al rispetto della legalità e la tutela del bene pubblico, che a nostro avviso presentavano diverse “zone d’ombra”. La Delibera prevede infatti che il Comune ceda alla Cam srl i mercati Pinciano, Metronio, Trieste con annesse autorimesse da centinaia di posti auto, nella prospettiva della loro demolizione e ricostruzione con vari piani di parcheggi sotto e vari piani di cubature sopra l’area mercatale, area che alla fine dei lavori ritornerebbe di patrimonio pubblico insieme a un’esigua quota di parcheggi. In cambio la ditta privata dovrebbe fornire un certo numero di alloggi per housing sociale, da stabilire dopo aver verificato il valore potenziale delle nuove costruzioni. In pratica un impegno “a scatola chiusa” – e senza elementi che possano quantificare il presunto interesse generale – che, al contrario di quanto prescritto dalle norme europee, verrebbe preso senza la concorrenza di altri soggetti che potrebbero offrire condizioni più vantaggiose per la collettività.

La giustificazione addotta dai promotori dell’operazione è che la ditta avrebbe acquisito un diritto sui mercati perché titolare di tre interventi inseriti nel Piano Urbano Parcheggi del 2006/2007, che prevedevano lo scavo di un ulteriore piano interrato sotto i tre edifici per ampliare i parcheggi esistenti per un totale di 205 posti auto, ma nessun contratto né convenzione ci risulta a oggi stipulato tra Comune e CAM per tali ampliamenti. Tra l’altro, in seguito, la stessa CAM ha poi ventilato, in un “protocollo di intesa” siglato con gli operatori del Mercato Trieste (non è chiaro a che titolo), delle difficoltà nel realizzare in sicurezza uno scavo sotto il mercato: «la struttura portante dell’attuale edificio non è stata progettata per ospitare né ulteriori piani interrati, né ulteriori piani sovrastanti e quindi si opererebbe con un costante pericolo di cedimenti o crolli…». Inoltre alla fine dell’audizione della Commissione Patrimonio questa ha recepito i nostri quesiti, ritenendo di rilasciare il parere sulla Delibera solo dopo gli opportuni approfondimenti sulle mancate procedure di evidenza pubblica, sui presunti diritti acquisiti della CAM e sulla fattibilità degli ampliamenti, ma a quasi nove mesi di distanza nessuno ci ha risposto, a partire dalla stessa Commissione Patrimonio, che ci risulta che non abbia ancora ottenuto risposte dirimenti alle delucidazioni richieste all'Avvocatura Comunale, all'ufficio Emergenza Traffico e Mobilità e all'Ufficio Pianificazione delle Infrastrutture Destinate al Parcheggio.

Nel frattempo la Delibera, anche senza il parere favorevole della Commissione Patrimonio, senza quello della Commissione Commercio, che curiosamente non è stata neanche interpellata, e con un parere della Commissione Urbanistica che si è espressa solo a favore dalla prosecuzione dell'iter, è stata comunque inserita nei lavori dell'Assemblea Capitolina. Noi riteniamo che qualsiasi Amministrazione non dovrebbe lesinare sul rispetto scrupoloso e sostanziale e non solo formale delle regole, sulla trasparenza e chiarezza delle procedure, ma a questo punto disperiamo che qualcuno chiarisca i nostri dubbi prima dell’approvazione della Delibera. Speriamo che, se effettivamente ci sono dei nodi irrisolti, un giorno vengano al pettine, e che qualcuno sia chiamato a rispondere nelle sedi deputate e di fronte ai cittadini per gli eventuali danni erariali provocati dalla Delibera, che siano mancati introiti, o risarcimenti alla ditta, che, dopo il voto dell’Assemblea comunale, avrà certamente diritti da accampare sui mercati, acquisiti grazie a procedure secondo noi poco chiare e sul merito delle quali non abbiamo ancora avuto risposta.

Anna Maria Bianchi
Portavoce Coordinamento Comitati NO PUP
Roberto Crea
Segretario Cittadinanzattiva Lazio