Arriva Diacetti, valzer delle poltrone

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Che Carlo Tosti fosse stato dimissionato da Alemanno lo scrivevamo (inascoltati) sulla nostra edizione on line almeno da otto giorni. Quindi non fummo affatto sorpresi quando cominciò a circolare il nome dell'attuale amministratore delegato di Zetema, Albino Ruberti, al suo posto.

Oddio, la scelta del protegè di Gianni Letta tuttavia non ci convinceva, tanto più il Pd aveva già cominciato ad alzare le barricate contro di lui, che, poverino, sommessamente sui giornali aveva già chiesto il sostegno bipartisan delle forze politiche. Jamais, avevano detto i Democratici che al rinnovo del cda e dei vertici Atac avevano dato il loro contributo la primavera dell'anno scorso dopo le dimissioni di Basile.

Tanto più che le pagine locali delle gazzette scrivevano del ridimensionamento di deleghe e poteri dell'attuale direttore generale Antonio Cassano che a quell'area, è noto, fa riferimento. Ma soprattutto il nome di Ruberti non ci convinceva per le voci che avevamo colto nei mesi estivi di magheggi di rampelliani ed augelliani, pisiani ed aracriani (Rampelli, Augello, Piso e Aracri tanto per non far nomi) per conquistare con uomini loro l'ambita poltrona di amministratore delegato della società capitolina di trasporto locale. E poi a ben vedere se i torti di Tosti (scusate il bisticcio) risalivano al flop della B1, il primo a doversene andare doveva essere proprio l'assessore Aurigemma che sull'avvio della linea sino a Conca d'Oro ci aveva giocato la faccia sua e del sindaco. Senza dimenticare che per parentopoli l'allora assessore Marchi, oggi caduto nel completo oblio, fu liquidato da Gianni senza tanti complimenti.

Sinchè i nostri dubbi venivano confermati nel pomeriggio di ieri quando usciva il comunicato dell'azienda che indicava il nome di un altro dirigente capitolino, quello del direttore generale di Risorse per Roma Roberto Diacetti, già consigliere delegato di quella società capitolina. Trovata 'a capa' restano ancora le frattaglie che con la riproposizione della macrostruttura, ovvero della ristrutturazione dei vertici Atac – sulla quale Tosti è inciampato per la dura opposizione di parte del Pdl – ci sarebbe trippa per tutti: rotazione degli incarichi, avvicendamenti nelle direzioni, promozioni sul campo e tanto altro ancora per soddisfare gli appetiti. Ci resta solo un angoscioso quesito: chi ha vinto la partita? Perché non si cambia così un amministratore delegato dopo soli 15 mesi senza uno straccio di giustificazione credibile e solo l'assessore Aurigemma può parlare, con inusitata impudenza, di «normale avvicendamento».

Qui, come in tante vicende di questi anni di amministrazione alemanniana nelle quali la trasparenza degli atti e delle scelte latita, di normale non c'è proprio niente per cui tocca attenersi alle solite voci gorgoglianti dai profondi recessi capitolini. Queste voci parlano sì di una vittoria del sindaco e della sua 'ferrea' (si fa per dire) volontà, ma soprattutto della vittoria del suo segretario Antonio Lucarelli, che il nome di Diacetti l'ha voluto e imposto. A ben vedere in Atac un manager vale l'altro se in quattro anni di potere, Alemanno ha cambiato quattro amministratori delegati. Un triste primato che finisce per sdraiare un'azienda decotta, in balìa della politica e dei suoi giochi di potere.

E poi se la B1 è un disastro, i mezzi di superficie sfiancano i cittadini nelle attese, la pulizia ed il decoro dei mezzi latita e i biglietto costano ormai 3000 delle vecchie lire, ma chissenefrega. Quello che conta è che le caselle del potere aziendale vengano occupate dagli amici giusti al momento giusto, prima delle incombenti elezioni. Intanto per Rampelli è pronto il premio di consolazione: la poltrona di amministratore delegato o quant'altro di Risorse per Roma, adesso è libera.

Giuliano Longo

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