Alemanno a scuola da uno “storyteller”

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Gianni Alemanno sta predisponendo le sue batterie per una campagna elettorale che in verità ha lanciato già l'anno scorso con i faraonici quanto inutili Stati Generali di Roma. Così decide di rafforzare il suo staff (come direbbe Grillo) e non disponendo di un genio della rete quale Casaleggio (che forse Grillo lo ha inventato) decide di cambiare registro e rivolgersi ad uno storyteller ovvero colui che insegna ad imbastire una narrazione ( termine tanto caro a Niki Vendola) su un prodotto o un personaggio. Tanto per rimanere all'inglese de noantri oggi Gianni può contare su uno spin doctor, Luigi (detto Giggino) Crespi, una problem solver, Ester Mieli ed uno story telller da poco, Andrea Fontana da Milano.

Per di più Gianni può contare su qualche decina di giornalisti e comunicatori del suo ufficio stampa e del Campidoglio, che dovrebbero essere governati da Simone Turbolente sempre in procinto di occupare altri posti (Acea ad es.) ma sempre rimandato al mittente. Insomma una gioiosa macchina da guerra alimentata da disponibilità finanziarie abbondanti ma poco note, che dovrebbe stritolare i suoi avversari e ribaltare i sondaggi ancora negativi per le sue sorti. Ma Alemanno deve essersi accorto, forse imbeccato da chi di immagine, comunicazione e fiction se ne intende davvero, che qualcosa nella sua immagine, nel suo modo di interloquire e di atteggiarsi, proprio non va.

Quel suo apparire perennemente imbronciato, la capacità di far sorridere e la socievolezza non sono il suo forte, ma tuttavia fanno parte del suo carattere e della sua sospettosa (e non ha torto) concezione della politica dove i più grandi nemici sono proprio coloro che ti si proclamano amici. Ma Gianni non può cambiare, rifarsi il maquillage «perché questa è la sua natura» e allora deve passare ad una narrazione diversa. Non delle sue eroiche imprese da sindaco, che peraltro sono pochine, non esaltando le opere del suo regime, sulle quasi anche grazie ai tagli dei governi per gli enti locali è meglio stendere un pietoso velo, ma 'narrando' appunto, se stesso, la sua story umana, certamente non quella dell'estremista fascista dei bei anni ruggenti. 

Ed ecco allora spuntare il Fontana da Milano, contrattista all'università della Bicocca per le scienze della formazione ed insegnante di storytellig all'università di Pavia più manager che intellettuale che su questa disciplina, nel 2010, fonda un osservatorio.

Fuor di docenza Fontana è un uomo di marketing, soprattutto di marketing strategico per le aziende. Disciplina un pò trascurata con i tempi di crisi che corrono e i soldi che mancano alle imprese, ma alla politica i soldi non mancano mai …..Nelle sue interviste, parlando di 'marketing politico' il Fontana cita addirittura Obama e spiega che «il ricorso alla narrazione è un metodo utilizzato nelle campagne elettorali per identificare l'elettore con il candidato». Parbleu, roba seria, ma per realizzare questa simbiosi, prosegue Fontana il candidato «deve partire da una riflessione su di sè ed iniziare un profondo processo diauto-analisi, auto-ascolto e poi (solo poi ndr) di auto-racconto» senza alterare la propria identità. Parole sante! basta con le conventions, con i proclami, con la chiamata alle armi dei fedelissimi.

E' giunto il momento che Alemanno si faccia una severa autocritica, come i comunisti di una volta. Esca dal solipsismo e si racconti anche per i suoi fallimenti, con semplicità. Vedrà allora che gli elettori, partecipi della sua story umana e personale, accorreranno a frotte per rieleggerlo. Il pentimento porta alla salvezza. 

Giuliano Longo