Primarie Pdl, Fabrizio Santori lancia la sfida ad Alemanno

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E dal cilindro delle primarie fortemente volute per il Pdl romano (e solo per quello) dal sindaco Gianni Alemanno, uscì il coniglietto competitor. Il primo sfidante di Gianni è il rampante consigliere Fabrizio Santori, er rottamatore de noantri, preceduto dal consigliere Pdl del X municipio Alessandro Bianchini, un altro pezzo da 90.

Santori lo ha annunciato ufficialmente ieri lui stesso nel corso di una intervista all'agenzia Omniroma: sfiderà il sindaco uscente per una competizione che se rimanesse davvero a due, sarebbe del tutto impari. «Stare fermi di fronte a certi scenari significa essere complici» ha spiegato Santori, che riprendendo una recente dichiarazione del sindaco ha aggiunto: «Non mi candido per scaldare i muscoli».

Alla domanda sulle possibilità di successo di Alemanno nella competizione elettorale del prossimo anno, ha ammesso che come sindaco uscente «è in bilico». Insomma, Gianni «avrebbe dovuto avere più presa sui romani» che forse oggi si sentono presi, ma in giro dalle promesse elettorali del sindaco. Ma Santori questo non lo dice, anzi, in tutta tranquillità, come se provenisse non dal Pdl, ma da una formazione lunare di alieni, ci fa sapere che «il Pdl è gravissimo. Serve una rivoluzione morale ed etica altrimenti i cittadini ci distruggeranno» come nelle guerre stellari, appunto. Infine sulle primarie: «Non siano una farsa. E siano obbligatorie a tutti i livelli». Santori, dall'alto degli oltre quattro anni di condivisione delle responsabilità di questa amministrazione, esprime quindi un voto sull'operato del sindaco, un bel 6, una striminzita sufficienza perché ha speso molto «per togliere (rischio default, nomadi, sperperi notti bianche, Park Pincio)» mentre ora è «tempo di dare». Di restituire qualcosa ai cittadini non ne parla affatto.

La sconvolgente scoperta di Santori è invece che «servono nuove energie», terminologia ormai in voga che appare sempre più come la pubblicità del Plasmon. Infine si sofferma sui tratti psicologici di Alemanno che si è fidato troppo del suo staff e di buona parte della sua giunta. Pur giungendo alla conclusione che «è sempre colpa sua». Il fatto è che Gianni e «accentratore. Delega poco e male». Infine sulla sicurezza: Santori dice che «Alemanno non ha fallito, sono i numeri ufficiali dell'Interno a dirlo», ma che non c'è «piena soddisfazione in periferia», per cui bisogna «fare di più e meglio».

Non si fa attendere la reazione da destra. Per primo l'assessore capitolino al personale, Enrico Cavallari, il quale fa notare al giovanotto che «è stato quattro anni a braccetto con noi» ed in buona compagnia a quanto pare. Aggiungendo che la giunta (al quale Santori ha dato 4 come voto) segue gli indirizzi del consiglio, deve darli anche al Consiglio di cui fa parte. La catastrofe completa, non si salva proprio nessuno. Intanto Santori si fa un po' di pubblicità visto che il profluvio dei suoi quotidiani comunicati cade per lo più nel generale disinteresse. D'altra parte bisogna comprendere le aspirazioni di questo giovane che l'aula del consiglio rischia di non vederla più, se la destra dovesse perdere. Alemanno intanto gli fa l'in bocca al lupo.

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