Polverini, il giallo delle dimissioni

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Renata Polverini ha minacciato le sue dimissioni per tutta la giornata di ieri, sino a quando, nonostante le voci diffuse nella serata ed un probabile incontro con i suoi assessori, l'intervento di Berlusconi l'ha fatta recedere dal suo intento. Mentre andiamo in stampa ancora nessuna decisione è stata comunicata dalla palazzina di via Cristoforo Colombo.

Fino a martedì sera la presidente era convinta che il suo discorso 'strappacore' di lunedì alla Pisana, potesse tagliare la testa al toro scaricando tutte le responsabilità delle spese esorbitanti sul Consiglio Regionale. Spese che a dire il vero non vanno ascritte solo alla sua responsabilità poiché si sono stratificate e decise nelle assemblea di tre legislature a partire da quella di Storace.

Ora il problema era di contenere un danno che il sistema ha creato con l'assurdità di compensi ai consiglieri di 16.000 euro, compresi i vari benefits. Di qui l'ingiunzione, apparentemente apodittica: o si taglia o mene vado. Il fatto è che le paginate intere dei quotidiani e più in generale il clamore mediatico che la vicenda del Consiglio Regionale nel Lazio, stavano creando un caso nazionale che metteva in difficoltà i vertici del Pdl, ma faceva saltare i nervi alla Polverini. Consapevole di questi sviluppi la Presidente ha tentato di troncare le faide interne al suo partito tanto che prima di presentarsi in aula aveva già pensato alle dimissioni del presidente dell'assemblea Abruzzese e a quelle del Capogruppo Battistoni che in questi giorni il suo predecessore Fiorito sta massacrando con rivelazioni d'ogni genere. Ma ieri Renata ha fatto

un altro passo in avanti nel suo pressing e l'ha fatto intervenendo di buonora a 'Mattino Cinque' con una minaccia molto chiara rivolta ai consiglieri della Pisana: «Sto chiedendo – ha detto- un appuntamento al Ministro (dell'interno) Cancellieri per capire, nel caso in cui si proceda in questo disastro, quali siano i tempi e le condizioni per andare al voto» Aggiungendo: «Mi auguro che i consiglieri la smettano con questo atteggiamento che sta diventando ridicolo per tutti; ho molto alto il senso del ridicolo, e credo di averlo già oltrepassato. O questa storia finisce oggi o finisce comunque, perché la faccio finire io. Sono stanca, molto stanca». Affermazioni umanamente molto accorate, ma che dopo 31 mesi del suo governo, è come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.

Alla minaccia sono seguite le voci ben più concrete del pomeriggio di ieri che hanno tenuto con il fiato sospeso i vertici del Pdl e fatto fibrillare le redazioni dei media. Nel pomeriggio poi (vedi articolo in pagina) il Consiglio si piegava ai voleri della governatrice accogliendo tutte le sue richieste, ma a questo punto il problema politico era ben altro. Infatti le preoccupazioni di Berlusconi ed il successivo pressing su Renata andavano oltre il clamore suscitato dalla grottesca vicenda laziale, perché venivano messi a nudo feroci contrasti nei vertici nazionali del Pdl. Ad esempio fra Tajani e Cicchitto mentre le varie fazioni degli ex An si agitavano nervosamente contro tutti. A Roma e nel Lazio infatti il partito va rischiando la debacle. Con i sondaggi che danno Alemanno destinato ad una sicura sconfitta, Renata Polverini azzoppata dalla vicenda Fiorito, il Pdl rischia la liquefazione ben prima delle elezioni politiche del prossimo anno. Comunque vada a finire la vicenda delle dimissioni annunciate della governatrice, ne escono un pò tutti con le ossa rotte compresa una opposizione dalle tardive autocritiche, ma chi paga di pù in termine di immagine e futuro politico è proprio lei, la Presidente. Gli altri consiglieri o assessori che siano ben difficilmente potrebbero rinunciare ai loro ricchi e spesso poco sudati emolumenti.

Va ricordato che proprio lei con la sua fondazione Città Nuove, che si era presentata anche come lista nelle recenti amministrative, aveva tentato di rianimare la destra anche grazie al suo piglio decisionista e popolaresco, tentando di mostrare un volto pulito della politica. Mentre nascondeva sotto il tappeto le spese della Giunta ma soprattutto i privilegi del suo 'cerchio magico' sulla Cristoforo Colombo dove la presenza di fedelissimi provenienti dalla sua Ugil è sempre stata decisiva. Così come la distribuzione di poltrone in enti e società regionali ed assessorati ad esponenti politici di destra, non per meriti propri, ma perché trombati dalla mancata presentazione della lista per Roma nel 2010. In questa situazione confusa e precaria del Pdl le primarie che si svolgeranno solo a Roma e volute da Alemanno, perdono significato e divengono un puro esercizio di propaganda per il semplice motivo che il gruppo dirigente del Pdl si va spappolando.

Giuliano Longo