Fiorito resta in Consiglio e trascina il Pdl nel gorgo

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Il Sansone di Anagni, Franco Fiorito, sta trascinando nel gorgo tutti, i filistei del suo gruppo consiliare il Pdl. Questo il risultato del suo interrogatorio l'altro ieri con i magistrati inquirenti. Il risultato che è immediatamente ottenuto è stato quello di una seconda visita delle fiamme gialle presso gli uffici di Presidenza della Pisana che cercano di fare luce sulle procedure con le quali vengono assegnati i fondi ai gruppi consiliari interrogando anche i funzionari ed i dirigenti di quegli uffici.

Evidentemente il procuratore aggiunto, Alberto Caperna e il sostituto Alberto Pioletti, stanno cercando riscontri documentali alle 'confessioni' di Fiorito, indagato per peculato, il quale recandosi spontaneamente l'altro ieri in Procura assistito dall'avvocato Carlo Taormina ha cercato di capire anche se le manette stavano scattando ai suoi robusti polsi. Anche per queste ragioni il 'pentito' Fiorito ha messo a disposizione degli inquirenti l'intero archivio contabile del gruppo Pdl Pisana dalla sua costituzione nel 2010 in poi.

Dati aggiornatissimi con tanto di fatture riguardanti tutti i consiglieri del suo partito, dal quale si è autosopeso da pochi giorni guardandosi bene dal dare le dimissioni dal suo incarico elettivo di consigliere. Le sue 'spontanee' dichiarazioni non tolgono certo dall'imbarazzo la Presidente Renata Polverini che, secondo l'ex sindaco di Anagni era a conoscenza dei meccanismi finanziari del gruppo e della (fino a qualche giorno fa) normale spartizione di pani e pesci degli eletti del Pdl dopo la pesca miracolosa delle elezioni regionali dalle quali erano stati esclusi i pericolosi concorrenti romani, grazie alla mancata presentazione della lista degli azzurri nella capitale e nella sua provincia. Tra le carte che Fiorito si è affrettato a consegnare agli inquirenti, contenute in due casse, ci sarebbero prove di "operazioni inesistenti". Sulla dotazione di 100mila euro l'anno per ciascun consigliere, Fiorito ha spiegato ai magistrati che i fondi vengono suddivisi e concessi ad intervalli di tre mesi, in quattro tranche di 25mila euro.

L'avvocato Taormina, dopo l'incontro con i procuratori, ha riferito che il suo assistito ha ammesso di aver compiuto degli errori e si è detto pronto a pagare ed ha confermato che le fatture che Fiorito ha fornito agli investigatori rappresenterebbero la prova di operazioni inesistenti. Inoltre ha testualmente affermato: «Il mio assistito ha chiesto ai pubblici ministeri di indagare, di andare a guardare se a fronte dei soldi concessi corrisponda o meno l'organizzazione di un convegno, l'affissione di un manifesto, la pubblicazione di un testo. Comunque – ha detto ancora Taormina – Fiorito ai magistrati ha consegnato anche documenti riguardanti le somme e le indennità a lui liquidate. Quello emerso è un sistema marcio fino al midollo» ha dichiarato l'avvocato che nel corso di un successivo intervento a Tgcom24 ha poi aggiunto che «gli errori, il marcio, è in tutti gruppi politici e deve uscire fuori». Rispetto alle decisioni che dovrà prendere il presidente Renata Polverini, l'avvocato Taormina ha spiegato che a parer suo la governatrice del Lazio non deve dimettersi, e «non si deve andare alle elezioni anticipate».

Il penalista ha poi auspicato che venga ridisegnata la gestione del sistema economico dei partiti alla Pisana. «Perché se soldi vengono fregati, bisogna togliere l'acqua alla fonte». Da quanto trapela da piazzale Clodio emerge emerge il quadro di una "gestione caotica" per la quale si accedeva ai fondi previsti e ai soldi, con una telefonata o quasi, e non secondo quanto disposto dalle norme. Intanto nonostante le dichiarazioni dei sue assessori in giunta qualcosa comincia a scricchiolare nella maggioranza dopo che il segretario del'Udc Lorenzo Cesa oltre a chiedere chiarezza ha dichiarato che il suo partito «non è disponibile ad andare avanti in una situazione di grande confusione. Una situazione così non può durare a lungo».

gl