Danno erariale e peculato, ecco gli effetti delle spese pazze

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo del professor Federico Pica, docente di diritto amministrativo dell'Università di Napoli Federico II.
 

Questo scritto non ha alcuna pretesa di proporre un giudizio, ma intende porre quei problemi che un cittadino mediamente informato sulle attuali vicende può porsi. Infatti, vi è il rischio grave che la confusione sommerga ogni cosa. Vale la pena perciò, di stabilire con chiarezza ciò che è effettivamente in gioco, per quanto concerne le attuali vicende dei Consigli regionali della Campania e del Lazio.

Il tema non è quello di somme sottratte, per mezzo di truffe ed omissioni, alla loro destinazione: la vicenda è a mio avviso più grave di una rapina in banca, o della fuga del tesoriere di un Comune con la cassa. Perciò, l’idea che si restituisca qualcosa, pensando che ciò risolva il problema, è stravagante. Per come è dato di capire, le somme di cui si tratta sono state erogate sui bilanci delle Regioni a taluni Consiglieri per il normale finanziamento delle attività dei Consigli. Questi Consiglieri (i capogruppo regionali?) hanno, perciò, avuto maneggio di pubblico denaro. Essi sono, pertanto, agenti contabili, soggetti, a norma dell’art. 103 della Costituzione, al controllo giurisdizionale della Corte dei Conti.

Quindi avrebbero dovuto presentare, per il tramite delle Regioni, alla fine di ciascun esercizio rendiconto alla Corte. Se ciò non è avvenuto, o se il contenuto dell’eventuale documento costituisce una rappresentazione del tutto inidonea dei movimenti di denaro avvenuti, ciò costituisce di per sé irregolarità contabile.Il problema è il profilo del danno erariale. Può ipotizzarsi (e lo dico per ironia) che la ragione delle erogazioni sia quella di produrre una adeguata qualità (e quantità) delle attività dei Consigli. Se le inadempienze degli agenti contabili hanno compromesso il normale svolgimento delle attività, o per dire meglio quello svolgimento che a noi apparirebbe come normale, il danno che dovrà essere dalla Corte appropriatamente valutato (il danno erariale), consiste nella minore agibilità dei Consigli, e cioè nella scarsa, per qualità e quantità, produzione delle leggi e delle attività da essi dovute. Il secondo profilo è diverso. Supponiamo che le somme siano state, da parte dei beneficiari, sottratte alla loro naturale destinazione per essere destinate a qualsiasi altro fine. In questo caso si tratta di peculato, commesso con tecniche che potranno essere più o meno fraudolente.

Da questo punto di vista, il tema non è quello della irregolarità contabile, ma del delitto, di cui ciascun consigliere regionale, a seconda dei comportamenti da lui tenuti, individualmente risponde. Il danno per la collettività dei cittadini, di questi comportamenti è più grave di qualsivoglia ammazzamento, comunque efferato. Essi vanno puniti in modo efficace, e cioè pronto ed esemplare.

Federico Pica
Università Federico II di Napoli